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Slavina

Slavina è un’artista multimedia: definisce pornoattivismo il suo ambito di ricerca e creazione.

È cresciuta come videomaker alla scuola DIY del mediattivismo con Candida, tv elettrodomestica; a fine anni ’90 ha partecipato come fotografa e performer a PhagOff, la prima festa queer a Roma.

Nel 2005 si è trasferita in Spagna scoprendo la scena della postpornografia. Da allora la sua produzione si è sviluppata concentrandosi sulle politiche del corpo e sulla rappresentazione delle sessualitá. Rincorrendo un equilibrio impossibile tra arte e attivismo, nei suoi progetti (video, teatro cabaret e laboratori) pretende valorizzare il potenziale politico di trasformazione della condivisione dell’intimitá. Grazie al suo lavoro di networking e traduzione ha facilitato la diffusione in Italia delle opere e artiste piú interessanti del femminismo contemporaneo spagnolo.

Nel 2012 ha pubblicato un libro di racconti erotici che per primo in Italia popolarizzava il concetto di dissidenza sessuale. Fa parte del collettivo di registe Le ragazze del porno e del progetto di ricerca accademica e performativa transnazionale Zarra Bonheur.

ZEGRA production

L’arte di ZEGRA indaga i confini della lingua e dell’immaginario contemporaneo attraverso la filosofia femminista della differenza. I suoi oggetti sono misure di distanze che intercorrono tra la percezione del corpo in relazione e l’uso di categorie astratte.

La produzione poetica di ZEGRA è strettamente connessa all’attività filosofica (http://www.iaphitalia.org/) e alla critica teatrale (http://nucleoartzine.com/) di Enrica Giannuzzi, ma si nutre del dialogo e della collaborazione con artiste visive e parlanti molteplici.

Alice Pedroletti

Ha lavorato come fotografa collaborando con riviste di design e lifestyle, case discografiche, brand di moda, uffici stampa e agenzie di comunicazione per importanti settori del corporate internazionale. Ha insegnato allo IED di Milano reportage e ricerca editoriale e negli ultimi anni si è occupata di pubblicità.

Parallelamente si è sempre interessata all’arte contemporanea realizzando mostre e progetti sperimentali, partecipando a residenze per artisti o a progetti internazionali.

Dal 2012 è totalmente concentrata sul suo percorso artistico, basato sullo studio della relazione che lega l’uomo all’ambiente circostante, sullo spazio come estensione di un pensiero o come risultante tra vuoto e assenza, sul tempo e la sua percezione in relazione alla fruizione stessa dell’arte e sull’etimologia delle parole che caratterizzano i suoi lavori. Usa principalmente fotografia, video, scrittura, archiviazione, audio.

Elisa Giuliano

Con il suo progetto “Families of choice”,  Elisa Giuliano fornisce una definizione inglese che spiega il sempre crescente aumento delle convivenze in tutto il mondo. Ma cosa significa il termine famiglia oggi? L’Italia è un Paese ricco di discriminazioni. L’idea di diverso è ancora oggi viva e radicata nel pensiero comune del cittadino medio.

La concezione della tradizionale famiglia cattolica sta scomparendo, ma il nostro Paese non sembra ancora pronto ad accettare che due individui diversi possano considerarsi, ed essere considerati, una famiglia. Pensiero ancora più critico se rivolto nei confronti di due individui dello stesso sesso.

A causa di questi pregiudizi, ancora oggi in molti lottano per aver riconosciuti i propri diritti. Families of Choice si propone di mostrare realtà esistenti, famiglie che ogni giorno vivono esattamente come tali, ma che per lo stato italiano tali non sono. Si rivolge a tutti coloro la cui unione, ad oggi, non è riconosciuta legalmente nel nostro Paese.

exVUOTO Teatro

Al centro della ricerca di exvUoto teatro c’è il tentativo di capire e di conoscere il senso di vuoto e/o di svuotamento che vive l’uomo contemporaneo, forse non più alienato ma di certo assuefatto ed anestetizzato. exvUoto teatro parte, appunto, dal vuoto, per cercare la scaturigine del sentire e della vita. Alterniamo lavoro in sala (training fisico e vocale), a prove a tavolino sui testi che noi stessi scriviamo.

Ci guardiamo attorno, “perdiamo tempo” inseguendo sensazioni ineffabili e cerchiamo di tradurle su carta e poi in immagini, o viceversa. Lavoriamo per simboli e metafore. Affrontiamo gli sguardi degli altri. Lavoriamo in strada, indifesi. Lavoriamo in vetrina, provando il nostro spettacolo in un negozio sfitto, sotto gli occhi di chi passa. Pubblico ludibrio ed intima pornografia. Anche se siamo vestiti. Lavoriamo sull’immobilità.

Usiamo tantissima musica per coprire i nostri respiri ma la spegniamo all’improvviso per sentire il loro suono, o quello delle articolazioni che tornano a muoversi.

Merisma

Artista visuale, performer attualmente residente in Valenzia, Spagna.

Componente del collettivo ideadestroyingmuros e del progetto videoarmsidea, progetto nato in Italia nel 2005 in mutazione continua.

Dal 2001 al 2005 è membro del progetto artistico Passaporta.

Pierfabrizio Paradiso

Artista e performer, vive e lavora a tra Milano e Berlino. E’ stato performer per artisti come Lothar Hempel (Giò Marconi, Milano), Ei Arakawa (Artissima 17, Sez. “The Dancers”) e al momento per la compagnia Signa (Copenhagen/Volksbühne, Berlin). Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha ottenuto un MA in Visual Arts and Curatorial Studies presso la Naba di Milano, dove è stato anche Tutor per i progetti del Dipartimento di Arti Visive.

Centrale nel suo lavoro è riattivare il Quotidiano come qualcosa di imprevisto, ripensare il vuoto o l’intestizio come spazio di possibilità per una costruzione collettiva di un immaginario nuovo, dove artista e spettatore non sono chiamati a interpretare nessun ruolo definito ma si coinvolgono in uno scambio orizzontale  e reciproco l’uno con l’altro.

Chiara Trivelli

La mia pratica artistica parte dal presupposto che l’arte si possa comprendere come un diretto intervento sui processi di trasmissione culturale che concernono gli spazi pubblici, le comunità che vanno scomparendo e i luoghi dimenticati e si preoccupa di mettere in discussione identità e lingue.

Non è tanto un lavoro individuale quanto uno basato sull’approccio partecipativo che tratta l’immateriale: la memoria, l’ambiente, la marginalità e la trasformazione sociale. Con l’attivarsi di certi processi condivisi si viene quasi costretti ad accantonare il nostro ego: questa è la parte più dura della mia pratica. L’esporre una critica di relazione diventa così qualcosa di intrinseco all’arte, un processo di crescita collettiva.

Provo a raccontare delle storie vere che compongo collettivamente attraverso video, installazioni, tracce sonore, performance e, dopo aver adottato un alternativo punto di vista dal fatto originale, sviluppo metodi site-specific per riscriverne i vari contesti.