Al centro della ricerca di exvUoto teatro c’è il tentativo di capire e di conoscere il senso di vuoto e/o di svuotamento che vive l’uomo contemporaneo, forse non più alienato ma di certo assuefatto ed anestetizzato. exvUoto teatro parte, appunto, dal vuoto, per cercare la scaturigine del sentire e della vita. Alterniamo lavoro in sala (training fisico e vocale), a prove a tavolino sui testi che noi stessi scriviamo.
Ci guardiamo attorno, “perdiamo tempo” inseguendo sensazioni ineffabili e cerchiamo di tradurle su carta e poi in immagini, o viceversa. Lavoriamo per simboli e metafore. Affrontiamo gli sguardi degli altri. Lavoriamo in strada, indifesi. Lavoriamo in vetrina, provando il nostro spettacolo in un negozio sfitto, sotto gli occhi di chi passa. Pubblico ludibrio ed intima pornografia. Anche se siamo vestiti. Lavoriamo sull’immobilità.
Usiamo tantissima musica per coprire i nostri respiri ma la spegniamo all’improvviso per sentire il loro suono, o quello delle articolazioni che tornano a muoversi.