{"id":493,"date":"2014-10-13T13:57:41","date_gmt":"2014-10-13T13:57:41","guid":{"rendered":"http:\/\/aqi.wpengine.com\/?p=493"},"modified":"2022-03-17T10:44:40","modified_gmt":"2022-03-17T10:44:40","slug":"asincronie-del-femminismo-paola-di-cori-per-archivio-queer-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aqi.cuntemporary.org\/en\/asincronie-del-femminismo-paola-di-cori-per-archivio-queer-italia\/","title":{"rendered":"Asincronie del Femminismo &#8211; Paola Di Cori per Archivio Queer Italia"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un anno fa, Paola di Cori (autrice di <a title=\"Asincronie del Femminismo\" href=\"http:\/\/www.edizioniets.it\/scheda.asp?N=9788846731234\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Asincronie del femminismo<\/em>, 2012, ETS, Pisa<\/a>) \u00e8 stata invitata da Giulia Casalini\u00a0a intervenire nel progetto <a title=\"Archivio Queer Italia ArtVerona\" href=\"http:\/\/aqi.cuntemporary.org\/2013\/10\/07\/archivio-queer-italia-at-artverona-2013\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Archivio Queer Italia<\/a> &#8211;\u00a0che veniva presentato per la prima volta alla fiera d&#8217;arte contemporanea ArtVerona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo qui riportato \u00e8 una preparazione all&#8217;intervento\u00a0<em>Femminismi e letture di genere in Italia<\/em>,\u00a0in conversazione con Marco Pustianaz (docente presso l&#8217;Universit\u00e0 del Piemonte Orientale e co-direttore collana<em> <a title=\"\u00e0ltera ETS\" href=\"http:\/\/www.edizioniets.com\/view-collana.asp?col=%E0ltera.%20Collana%20di%20intercultura%20di%20genere\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00e0ltera<\/a><\/em> di ETS), mediato da\u00a0Beatrice Balfour (Phd, Gender and Education, University of Cambridge).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3006\" src=\"http:\/\/aqi.cuntemporary.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMG_0716.jpg\" alt=\"Paola Di Cori at ArtVerona\" width=\"5184\" height=\"3456\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">ArtVerona, 12 ottobre 2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Paola Di Cori, A proposito di queer, asincronie e archivi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che tra l\u2019area queer e l\u2019area femminista [denominazioni che significano troppe cose o nessuna, ma sono utili, almeno per un primo scambio] ci sia una relazione intorno a qualcosa che in fondo emerge solo qua e l\u00e0, come nascostamente, e che invece credo valga la pena di esplicitare in questo incontro. Riguarda naturalmente ci\u00f2 che a me sembra ci sia in comune tra femminismo e queer. Aldil\u00e0 di un comune orizzonte di impegno civile e politico, che ci ha visto spesso d&#8217;accordo e uniti\/e \u2013 come attiviste-i, cultori, amateurs, praticanti, studiose e studiosi di entrambi questi ambiti: anche se pu\u00f2 sembrare un po\u2019 paradossale, e pur con differenze dovute all\u2019et\u00e0 e ai temi di cui ciascuna si occupa, credo si tratti di qualcosa che \u00e8 condivisa da me e da Marco, e quindi la ripropongo visto che ci troviamo insieme in questo dialogo. Questo qualcosa &#8211; lo sfondo, la prospettiva, la elaborazione teorica, e anche un insieme di pratiche diverse &#8211; riguarda un&#8217;idea di <strong>archivio<\/strong> diversa da quella tradizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personalmente vedo l\u2019idea di archivio come profondamente in relazione con l\u2019asincronia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Asincronia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il significato corrente della parola indica qualcosa che non avviene nello stesso tempo. Ci\u00f2 che mi sembra assai attraente sono gli ambiti in cui queste asincronie hanno luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elenco le principali, ma ce ne sono altre:\u00a0in medicina sta ad indicare tutto un insieme di patologie &#8211; cardiache, del sistema nervoso, della riproduzione cellulare, ecc.;\u00a0nel cinema, designa lo scarto o intervallo tra suono e immagine, tra fotogrammi; il presupposto del montaggio \u2013 vero e proprio motore del cinema &#8211; sono le asincronie;\u00a0nella riproduzione meccanica \u00e8 un elemento centrale. Pensiamo soltanto a ci\u00f2 che accade quando si trasferiscono dati da un supporto all\u2019altro: dall\u2019hard disk, dalla rete, da un CD, dalla macchina fotografica, al monitor, ecc.);\u00a0nella comunicazione: quando tra interlocutori si crea l\u2019intervallo in cui c\u2019\u00e8 o non c\u2019\u00e8 risposta. Con le nuove tecnologie le asincronie si sono moltiplicate anzich\u00e9 scomparire; e anzi, la loro persistente presenza ci riempie di inquietudine: quando internet tarda a rispondere, quando un messaggio spedito un\u2019ora fa ancora non arriva, mentre quello spedito pochi secondi fa \u00e8 gi\u00e0 arrivato; lo stesso vale per gli SMS; o quando parliamo su Skype.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi limito a nominare l\u2019importanza delle asincronie nell\u2019ambito delle scienze cosiddette esatte: le sperimentazioni in biologia; la trasmissione di dati in genetica; l\u2019astrofisica e il Big Bang; l\u2019entropia, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che dire poi della musica, per la quale la percezione del suono nel tempo \u00e8 un concetto fondamentale? In particolare per la musica contemporanea: penso a John Cage, a Philip Glass, alla cosiddetta musica ambient (da Brian Eno a Akira Kosemura). E la letteratura? Senza scomodare Proust, Joyce o Virginia Woolf, &#8211; le opere dei quali sono dei veri e propri inni all\u2019asincronia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 vicini a noi, mi viene in mente un racconto di Calvino, in \u201cPalomar\u201d. Si intitola <em>La pantofola spaiata<\/em>. Una pagina e mezza tutta costruita intorno a corrispondenze asimmetriche nello spazio e nel tempo che sono vere e proprie asincronie: il signor Palomar turista in Oriente acquista in un bazar un paio di pantofole; quando torna a casa si accorge che una \u00e8 pi\u00f9 grande dell\u2019altra. Allora ripensa al contesto in cui \u00e8 avvenuto l\u2019acquisto; ricorda il venditore che ha afferrato le due pantofole da un grande mucchio disordinato per dargliele. Subito dopo, Palomar pensa a quanto ci vorr\u00e0 prima di ricomporre l\u2019ordine delle paia di pantofole nel mucchio e pensa a colui che ha comperato o forse comprer\u00e0 in avvenire il paio simmetrico al suo; quanto tempo ci vorr\u00e0 prima di correggere il disordine introdotto dal paio disordinato? immagina l\u2019altro compratore venuto chiss\u00e0 da dove cui \u00e8 stato venduto il paio spaiato, e lo immagina mentre avanza nel deserto un po\u2019 zoppicante perch\u00e9 una delle due pantofole \u00e8 troppo grande e gli scappa dal piede. Prova una grande solidariet\u00e0 nei suoi confronti; pensa che forse il suo paio sta in realt\u00e0 cancellando un errore precedente; forse \u201cquella pantofola spaiata ha messo riparo a una disparit\u00e0 che da secoli si nascondeva in quel mucchio di pantofole, tramandato da generazioni in quel bazar\u201d. C\u2019\u00e8 quindi per Calvino una simmetria che si ricompone tra i continenti e attraverso i secoli, e cos\u00ec chiude il racconto: \u201ccontinua a ciabattare faticosamente per dar sollievo alla sua ombra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualche modo Calvino ci sta dicendo (illuministicamente) che il mondo e le relazioni umane sono costruite su asimmetrie simmetriche. Un po\u2019 meno illuministicamente, le asincronie non vogliono porre rimedio a questi squarci che si aprono, ma al contrario evidenziare i punti di sutura, le superfici non coincidenti; cos\u00ec sono i rapporti amorosi, le sessualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[breve parentesi: so benissimo che sto utilizzando come sinonimi termini che non sono esattamente equivalenti. In qualche modo si tratta di parole che l\u2019asincronia ri-scopre e rilancia, aprendo nuovi spazi anche verbali per significare il nostro rapporto con il tempo, la memoria e il passato: asimmetria, intervallo, interruzione, soglia, interstizio, discontinuit\u00e0, irregolarit\u00e0, sospensione, intermittenza, divario, frattura]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Archivio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidenziare le asincronie che governano la nostra vita \u00e8 stato tra gli obiettivi principali del femminismo (e anche dell\u2019area queer, a mio avviso). Tra le modalit\u00e0 impiegate c\u2019\u00e8 una utilizzazione dell\u2019idea di archivio diversa da quella tradizionale, qualcosa su cui occorre ancora tanto riflettere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diciamo, per brevit\u00e0, che l\u2019attenzione posta dal femminismo sulla vita quotidiana, attraversata da un&#8217;incessante presenza di asincronie di ogni genere \u00e8 stato un elemento importante nella\u00a0\u00a0 operazione per creare discontinuit\u00e0 e per rappresentare le differenze. E\u2019 scomparsa una fruizione del passato intesa nei suoi elementi di progresso, di successione, di continuit\u00e0, e anche di causalit\u00e0. La memoria esiste ormai soprattutto nel presente, nell\u2019attimo in cui la cogliamo in un fotogramma, in un oggetto che sappiamo appartenere a un \u2018prima\u2019. Il compito che abbiamo di fronte non \u00e8 quello (impossibile) di ricostruire ci\u00f2 che \u00e8 stato cos\u00ec com\u2019\u00e8 stato, concepito su un principio di accumulazione e di \u201cmessa in ordine\u201d, bens\u00ec quello di impegnarci in una incessante opera \u2018decostruttrice degli archivi\u2019, per cos\u00ec dire: mostrando che gli archivi sono costruzioni irregolari, troppo vuoti e troppo pieni allo stesso tempo: immense accumulazioni di vuoti, di silenzi, censure e assenze, da un lato; e dall\u2019altro ingombranti magazzini da liberare, ripulire, trasformare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che abbiamo bisogno di esercitarci in forme di asincronia attiva, riciclando e rilanciando nel presente e nella vita quotidiana pezzi di tradizione passata riproponendole in un loro uso rovesciato. In fondo questo \u00e8 stato il ruolo svolto dal femminismo e dal queer<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Archiviare vuol dire anche saper riproporre un uso divenuto pi\u00f9 consapevole delle parole. E\u2019 del mese scorso un documento importante in questo senso: la lettera al ministro Bray sulle definizioni dei termini relativi al genere, e alle sessualit\u00e0 contenute nell\u2019enciclopedia Treccani on-line: offensive, errate, deviate e devianti. Ecco un esempio positivo di buon uso dell\u2019archivio come entit\u00e0 storica, mutevole nel tempo e modificabile: che altro \u00e8 un dizionario della lingua se non un archivio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ambito anglofono (e anche latinoamericano) la nozione di archivio \u00e8 stata sottoposta a una approfondita analisi che, oltre a richiamarsi a Foucault, si \u00e8 servita delle molte suggestioni offerte da Derrida nel suo <em>Mal d\u2019archive<\/em> (1995). Derrida ricorda che la parola rinvia allo stesso tempo al \u2018cominciamento\u2019 e anche al \u2018comando\u2019, sia a un elemento di carattere storico che a un principio di natura nomologica; egli osserva che \u201coggi niente \u00e8 meno certo, niente meno chiaro della parola \u2018archivio\u2019\u201d, \u201cniente \u00e8 pi\u00f9 torbido e conturbante\u201d; e aggiunge: \u201cl\u2019archivio riserva sempre un problema di traduzione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 proprio aderendo a queste indicazioni, e accogliendone l\u2019elemento dinamico, che possiamo apprezzare alcuni ottimi risultati di ricerche come quella di recente pubblicata da Anjali Arondekar, docente a Santa Cruz (California) di studi femministi e queer, nel suo <em>For the Record. On Sexuality and the Colonial Archive in India <\/em>(2009). Attraverso l\u2019analisi di documenti giuridici, letterari e giornalistici dell\u2019India nel secolo XIX\u00b0 questa studiosa offre un affascinante e problematico affresco multidisciplinare intorno al legame tra costituzione degli archivi, sessualit\u00e0 e tematiche postcoloniali. Tale intreccio viene continuamente sottoposto a riflessione critica da Arondekar, la quale brillantemente mostra le contraddizioni tipiche della tradizione dominante, caratterizzata dal considerare l\u2019archivio come depositario di verit\u00e0 inconfutabili; di qui la ricerca ingenua di prove chiare e definitive, l\u2019ansia di legittimazione, la pretesa di improbabile coerenza. In effetti, sebbene l\u2019atto di archiviare esprima un desiderio di chiusura e sistemazione, esso \u00e8 sempre accompagnato da un altrettanto forte impulso a rendere problematico il rapporto e il gesto di archiviare, all\u2019interrogazione; non quindi un mero contenitore e ricettacolo di tracce, ma un punto di incrocio, occasione per rimetterne continuamente in discussione i contenuti. Ecco quindi che ogni momento dell\u2019archiviazione, ciascuna aggiunta o riapertura, modifica il significato stesso dell\u2019archivio, proponendo non tanto la statica condizione di un insieme di memorie passate da riordinare, bens\u00ec un\u2019idea di movimento, di futuro, problemi su cui indagare ulteriormente. Dieci anni dopo il testo sul male d\u2019archivio, Derrida ha scritto alcune pagine a proposito del regalo da parte di H\u00e9l\u00e8ne Cixous dei propri scritti (in <em>Gen\u00e8ses, g\u00e9n\u00e9alogies, genres et le g\u00e9nie<\/em>, 2003), e ha osservato che occorre fare attenzione a ci\u00f2 che negli archivi si trova di nascosto, ai \u201csegreti dell\u2019archivio\u201d; al fatto che chi riceve questo dono non \u00e8 beneficiario di un gesto di munificenza ma si trova tra le mani una vera e propria scatola di Pandora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, \u00e8 abbastanza chiaro da quanto ho detto, che nei confronti degli archivi c\u2019\u00e8 un grande investimento di emozioni, ideali, sentimenti, che li trasformano in luoghi dove si concentra un insieme di affetti e di memorie di chi li costruisce e li mette in ordine, li classifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Femminismo e accademia italiana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In preparazione di questo incontro mi era stato chiesto di commentare alcune parti dove si riflette sulla relazione tra il femminismo italiano, la politica, e l&#8217;accademia. Qual&#8217;e in Italia la relazione tra accademia e politiche femministe? Quali erano i centri pi\u00f9 attivi? Ci sono anche\u00a0ora queste sincronie o si sono disperse?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non posso dilungarmi troppo, quindi mi limito a elencare alcuni punti che poi sono sparsi e analizzati in varie maniere nel mio libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Innanzitutto viene posta nel libro una esigenza relativa alla storia del femminismo, che in qualche modo appare un po\u2019 imbalsamata: \u00e8 costruita con alcune figure \u2013 sempre le stesse \u2013 individuate come \u2018fondatrici\u2019, antenate, divinit\u00e0 di un pantheon da venerare. Ci sono episodi sparsi, atti di fondazione, slogan, alcune analisi \u2013 poche. Mi piacerebbe che si cominciasse a considerare questa storia come un reperto antiquario che va riempito di esperienze, di biografie, di linee ideali da interpretare, ma anche dei conflitti, incongruenze, incertezze, che costituiscono il pane quotidiano nelle vite di donne e di uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; C\u2019\u00e8 inoltre un&#8217;istanza per interpretare il confronto tra le generazioni in maniera meno statica di quanto sia stato fatto fino a questo momento. Se quello delle &#8220;fondatrici&#8221; storiche non appare pi\u00f9 come un muro sacro che s&#8217;innalza inaccessibile, su cui appoggiarsi, ma che \u00e8 impossibile da attraversare e non consente di costruire dei passaggi con \u201cl\u2019altra parte\u201d, \u00e8 evidente che rimaniamo nella paralisi. Non c\u2019\u00e8 incontro e dialogo possibile senza aperture, rovesciamenti, e comprensioni dei cambiamenti intercorsi in cinquant\u2019anni, ma specialmente negli ultimi dieci-venti. Per leggere e interpretare il presente, occorre interagire criticamente a vari livelli con le istituzioni, ma soprattutto con altre e altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 &#8211; Inoltre, volevo dare l\u2019idea che fare questo tipo di riflessioni miste \u2013 tra teoria, politica, storia, scienze umane e sociali, arti \u2013 doveva anche essere accompagnato da immagini e suoni. Perch\u00e9 la mia generazione ha vissuto con grande intensit\u00e0, le rivoluzioni musicali, cinematografiche e artistiche degli anni \u201960 e \u201970. Ogni tentativo di fare storia del femminismo si accompagna idealmente di suoni e immagini. Il mondo in cui viviamo non \u00e8 silenzioso n\u00e9 grigio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Vorrei anche aggiungere, ricollegandomi a quanto dicevo all\u2019inizio, che <strong>asincronia<\/strong> indica l\u2019impossibilit\u00e0 di non considerare pi\u00f9 quell\u2019insieme cos\u00ec diversificato e complesso che chiamiamo \u2018femminismo\u2019 come qualcosa con cui si pu\u00f2 stabilire un&#8217;immediata continuit\u00e0, quasi un&#8217;esatta corrispondenza con il nostro presente. Tra coloro che si dichiarano (ci dichiariamo) femministe oggi, e quelle di trenta, quaranta e cinquant\u2019anni fa, non c\u2019\u00e8 alcuna coincidenza n\u00e9 discendenza diretta. Al contrario, c\u2019\u00e8 un divario, che non \u00e8 solo dovuto al passaggio del tempo, anche se \u00e8 la dimensione temporale quella che meglio riflette lo scarto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Per concludere (senza chiudere, ma con la speranza di stimolare aperture). Nel corso di un incontro a Firenze l\u2019anno scorso, avevo suggerito come spunto di discussione un&#8217;affermazione relativa all\u2019eredit\u00e0 del femminismo, che ha molto a che fare con le osservazioni precedenti. Sostenevo che \u201cfemministe non si nasce\u2026 Quando si parla di femminismo e delle sue possibili storie \u00e8 il desiderio di politica la sua eredit\u00e0 pi\u00f9 preziosa.\u201d Mi sembra un punto su cui ragionare: un&#8217;impossibilit\u00e0 di fare politica e di concepire la politica come negli anni \u201970 e \u201980. Le difficolt\u00e0 di tutti oggi in Italia e nel mondo, di concepire un agire politico come in quei decenni ormai lontani, si ripercuote su ogni idea che possiamo avere di cosa sia il femminismo oggi.<\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un anno fa, Paola di Cori (autrice di Asincronie del femminismo, 2012, ETS, Pisa) \u00e8 stata invitata da Giulia Casalini\u00a0a intervenire nel progetto Archivio Queer Italia &#8211;\u00a0che veniva presentato per la prima volta alla fiera d&#8217;arte contemporanea ArtVerona. 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