Arte Tag: genere

Sergio Racanati

Il mio lavoro è ispirato da un interesse per la storia sociale dell’uomo e la sua relazione con l’ambiente urbano, politico e architettonico. Analizzo gli elementi laterali dimenticati dalle narrative storiche riflettendone il rapporto tra il paesaggio urbano e l’evoluzione civile dell’uomo; contesto la storia del comportamento comunitario in architettura e politica studiandone il rapporto tra memoria individuale e collettiva. Un lavoro del corpo, non inteso come diario privato, che respinge ogni narrativa intenta a favorire prospettive analitiche ma che punta a costruire un deposito di memoria culturale da cui si possa prendere riferimento cosicché possa essere usato come critica del presente. Uno studio tende alla rilettura in chiave critica dei sistemi di potere e la complessa realtà dell’economia globalizzata. Una visione artistica e una vita che muovono tra ‘sottoculture di resistenza’ che tentano di resistere la massificazione della vita urbana, la distruzione dell’ambiente e del paesaggio. Ciò é anche un atto politico attraverso il linguaggio dell’arte quando assume il significato di organizzazione, impiego e gestione dello spazio comune, sociale e collettivo. I contesti che vengono piú spesso utilizzati nella mia ricerca artistica sono ‘residui,’ ovvero piazzati al confine tra la produzione di conoscenza e l’uso industriale risultato del ‘potere illegale’ e speculativo della vita stessa. L’importanza politica risponde alle multiple richieste della gente che richiede una revisione delle dicotomie tra pubblico/privato, visione individuale/visione collettiva.

Elena Giovagnoli

Il lavoro di Andy Gio parte dal proprio corpo e dall’appartenenza ad un genere, quello femminile. Da questo, Andy tenta di rimettere in discussione l’identità di genere attraverso la provocazione, il dubbio, il vuoto, la banalità, il dolore, e ultima ma importantissima: l’autoironia.

Andy Gio inizia il suo percorso artistico molto giovane con il teatro sperimentale ed ha lavorato con diverse compagnie in Italia tra cui il Teatro delle Albe.

Dal 2008 al 2011 è la front-woman del gruppo punk-rock-sdrumm: “Tette Biscottate”. In questo periodo per due anni si trasferisce a Berlino e lavora in teatro con la Volksbühne e la compagnia Dokumentar Theater. Negli ultimi anni sta sviluppando la performance come forma d’arte che riunisce musica e teatro, sue grandi passioni sin da piccola.

Per Andy Gio il corpo, inteso comprensivo di testa e cervello è la cosa più importante. Perciò nonostante qualche incidente e qualche cicatrice Andy pratica attività sportiva agonistica ed inoltre è motociclista e tanguera.

Maria Teresa Gavazzi

Laureata in Pittura all’Accademia di Brera, Milano. Ha studiato Fusione del Ferro al Art Institute di Chicago e Ritratto in Fotoreportage al London College of Communication di Londra.

La sua pratica abbraccia pittura, disegno, collage, fotografia, video, installazione, performance e progetti interattivi.

Gavazzi indaga riti e passioni della società odierna, reinterpretandone gli stereotipi e ricreando momenti spesso ludici, pervasi da un sottile umorismo.

I ritratti sono il frutto di un percorso interattivo tra l’artista e il soggetto che vi si presta. Gavazzi propone un tema e l’uso di simboli e pseudo maschere, volti a comporre un ritratto altro, una riflessione sul sé e sui limiti e l’ambiguità dei generi.

La varietà dei mezzi usati e dei luoghi in cui il suo lavoro si esplica -in studio, in gallerie, in spazi pubblici, per strada, in parcheggi sotterranei-  confronta di volta in volta realtà e pubblico assai diversi.

Maria Teresa Gavazzi vive e lavora a Londra

Nina Alexopoulou

Nata in Grecia, Nina Alexopoulou, ha completato i suoi studi con un Master in Danza Teatrale: Il corpo in Performance al Trinity Laban. Proveniente da un background di danza, Nina ha una laurea in Dance Performance all’Università di Roehampton e ha studiato al Dipartimento di Studi Teatrali all’Università di Atene. Tuttora, il suo principale interesse risiede nella femminilità e l’identità femminile in relazione a nozioni quali l’abiezione, l’isteria e il cibo. L’artista è inoltre interessata ad esplicite ed intime performances, cultura popolare e di massa, cupcakes e caramelle. Il suo lavoro prende vita in live art performance, installazioni e video.

Giovanna Guerrisi

Il miglior modo per esplorare veramente la realtà che mi circonda é lavorare su quello che conosco meglio: me stessa. Attraverso l’uso della pittura e della fotografia, la mia ricerca si focalizza principalmente su due tematiche: l’identità travestita e i giochi da tavolo. Due filoni che nei miei lavori tendono spesso a mischiarsi e che mi hanno portata a studiare le dinamiche che intercorrono tra i vari sfidanti durante l’utilizzo dei giochi, nonché sull’importanza che questi hanno sullo sviluppo e la formazione di ogni individuo. La gioia

che provavo da fanciulla nel creare vestiti si è trasformata, negli anni, in un piacere sensuale nel travestirmi, prendendo consapevolezza che, attraverso la maschera, posso essere quello che non sono in realtà. Senza scalfire la me stessa reale, posso indirizzare le mie molteplici personalità rimanendo in un terreno ludico e spensierato.

Roberta Orlando

Unendo la semplicità delle immagini nella continua ricerca di sperimentazione senza confini, Roberta Orlando crea, elabora e sviluppa l’impatto digitale della comunicazione visiva insieme alla sincronia audio, esplorando territori inquieti, intimi, riflessivi e osservando l’emotività dei corpi, dei suoni e delle atmosfere che circondano la realtà dei sensi. r0. lavora con la fotografia, video e live media in Europa e USA.

Gran parte della ricerca di Roberta Orlando è basata sulla performance e l’identità di genere, con un’attenzione specifica alla discriminazione per l’orientamento sessuale.

I suoi lavori sono stati presentati in numerosi spazi pubblici, gallerie d’arte e musei in Europa (Italia, Germania, Regno Unito, Spagna, Francia, Norvegia, Austria, Olanda, Estonia, Polonia, Svizzera, Croazia, Belgio, Grecia, Svezia), USA (New York, Illinois, Florida, California, Pennsylvania) e Canada (Ontario).

Nel 2014 ha organizzato e curato il festival di performance Teoremi con Archivio Queer Italia e CUNTemporary al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova.

Orlando MYXX e Giovanna Frene

Maschlità XX è un progetto poetico-fotografico. Parla di una “mascolinità senza uomo”, del maschile XX, quello reinterpretato e vissuto dalle donne (tali almeno geneticamente), nelle forme più diverse: quello delle donne androgine o delle lesbiche mascoline (butch), quello teatrale delle Drag King o quello incarnato dei trans (Female-to-Male), o quello più giocoso e saltuario delle travestite.

Il progetto si sviluppa tramite una serie di ritratti fotografici, in forma di dittico, ciascuno accompagnato da un componimento poetico.

Ogni dittico rappresenta la stessa persona in due versioni:  una “neutra” e di rifiuto della  vestita in jeans e t-shirt bianca, e una maschile, con gli abiti e nella posa in cui sente di esprimere tutta la propria “maschilità”.

Le poesie, nate dalle interviste con i soggetti fotografati, serviranno da brevi narrazioni inerenti al vissuto delle singole persone, in riferimento alla loro personale idea del maschile.

Francesco Paolo Catalano

Storytelling e ritrattistica fotografica come veicoli delle pratiche vestimentarie e dell’identità, determinate culturalmente.

L’utilizzo del travestitismo, del make up, della performance fotografica recitativa, e di una cultura dell’abito tra cinema, teatro e moda, per osservare l’illusione della rigidità delle identità di genere e gli stereotipi sociali fondati sulla rigidità del binarismo uomo/donna.

Merisma

Artista visuale, performer attualmente residente in Valenzia, Spagna.

Componente del collettivo ideadestroyingmuros e del progetto videoarmsidea, progetto nato in Italia nel 2005 in mutazione continua.

Dal 2001 al 2005 è membro del progetto artistico Passaporta.

Daniela Comani

“Eine glückliche Ehe”  (Un matrimonio felice):  Work in progress since 2003 Daniela Comani fa da modello a se stessa. Nelle varie fasi della sua serie fotografica si mette in scena contemporaneamente come uomo e come donna all’interno di un moderno matrimonio intellettuale, nel quale i rapporti di genere non dovrebbero più avere alcuna importanza. Ma gli atteggiamenti del corpo parlano la propria lingua.

La diversità nell’uguaglianza della protagonista rende questo gioco sottile e sovversivo.