Posted on novembre 13, 2014 by Giulia Casalini -
Ho sempre cercato di catturare i cortocircuiti della realtà senza alterare di essa la fisionomia oggettiva ma lasciando percepire ad un secondo sguardo lo scarto, lo strabismo, l’altrove. Dalla mia prima ricerca artistica incentrata sul rapporto corpo/architettura sono passato ad indagare maggiormente le questioni di carattere sociale: immigrazione, razzismo (Di-visione 2007/2010), la paura e le minacce (Meteo 2004), l´identità nazionale e la condizione femminile (Le sfoglie di Garibaldi 2011) e inoltre il problematico gender (Roll n’Roll 2009); installazioni o performance che spesso divengono sequenze fotografiche o video. Anche la serie “ Fuoridentro”, per il tramite del motivo ricorrente dello specchio, include lo spettatore come parte in causa del gioco provocatorio e irritante di questa produzione ad interrogazione della soglia come apertura-chiusura bifronte e contemporanea dello sguardo. Tutto il mio lavoro è comunque realizzato attraverso una duttilità dinamica, conduce ad una speculazione sulla percezione della realtà e la sua possibile traduzione mediale, abdicando allo spettatore la difficoltà di distinguere fra illusione e realtà. Questa opposizione spaziale caratterizza non solo una condizione fisica ma anche psichica dell’anima, rilevante in tutte le dimensioni dell’esistenza. L’aspetto performativo-relazionale che sto sperimentando in T(r)ATTO,è il proseguimento ideale della performance ” Looking for the body of the Artist”,da me realizzata,alla Galleria Martina Detterer di Francoforte: l’Artista nudo, dentro una stanza al buio, diveniva, per il visitatore/esploratore, invisibile ma toccabile.