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Asincronie del Femminismo – Paola Di Cori per Archivio Queer Italia

Un anno fa, Paola di Cori (autrice di Asincronie del femminismo, 2012, ETS, Pisa) è stata invitata da Giulia Casalini a intervenire nel progetto Archivio Queer Italia – che veniva presentato per la prima volta alla fiera d’arte contemporanea ArtVerona.

Il testo qui riportato è una preparazione all’intervento Femminismi e letture di genere in Italia, in conversazione con Marco Pustianaz (docente presso l’Università del Piemonte Orientale e co-direttore collana àltera di ETS), mediato da Beatrice Balfour (Phd, Gender and Education, University of Cambridge).

 

Paola Di Cori at ArtVerona

ArtVerona, 12 ottobre 2013

Paola Di Cori, A proposito di queer, asincronie e archivi

Credo che tra l’area queer e l’area femminista [denominazioni che significano troppe cose o nessuna, ma sono utili, almeno per un primo scambio] ci sia una relazione intorno a qualcosa che in fondo emerge solo qua e là, come nascostamente, e che invece credo valga la pena di esplicitare in questo incontro. Riguarda naturalmente ciò che a me sembra ci sia in comune tra femminismo e queer. Aldilà di un comune orizzonte di impegno civile e politico, che ci ha visto spesso d’accordo e uniti/e – come attiviste-i, cultori, amateurs, praticanti, studiose e studiosi di entrambi questi ambiti: anche se può sembrare un po’ paradossale, e pur con differenze dovute all’età e ai temi di cui ciascuna si occupa, credo si tratti di qualcosa che è condivisa da me e da Marco, e quindi la ripropongo visto che ci troviamo insieme in questo dialogo. Questo qualcosa – lo sfondo, la prospettiva, la elaborazione teorica, e anche un insieme di pratiche diverse – riguarda un’idea di archivio diversa da quella tradizionale.

Personalmente vedo l’idea di archivio come profondamente in relazione con l’asincronia.

Asincronia

Il significato corrente della parola indica qualcosa che non avviene nello stesso tempo. Ciò che mi sembra assai attraente sono gli ambiti in cui queste asincronie hanno luogo.

Elenco le principali, ma ce ne sono altre: in medicina sta ad indicare tutto un insieme di patologie – cardiache, del sistema nervoso, della riproduzione cellulare, ecc.; nel cinema, designa lo scarto o intervallo tra suono e immagine, tra fotogrammi; il presupposto del montaggio – vero e proprio motore del cinema – sono le asincronie; nella riproduzione meccanica è un elemento centrale. Pensiamo soltanto a ciò che accade quando si trasferiscono dati da un supporto all’altro: dall’hard disk, dalla rete, da un CD, dalla macchina fotografica, al monitor, ecc.); nella comunicazione: quando tra interlocutori si crea l’intervallo in cui c’è o non c’è risposta. Con le nuove tecnologie le asincronie si sono moltiplicate anziché scomparire; e anzi, la loro persistente presenza ci riempie di inquietudine: quando internet tarda a rispondere, quando un messaggio spedito un’ora fa ancora non arriva, mentre quello spedito pochi secondi fa è già arrivato; lo stesso vale per gli SMS; o quando parliamo su Skype.

Mi limito a nominare l’importanza delle asincronie nell’ambito delle scienze cosiddette esatte: le sperimentazioni in biologia; la trasmissione di dati in genetica; l’astrofisica e il Big Bang; l’entropia, ecc.

Che dire poi della musica, per la quale la percezione del suono nel tempo è un concetto fondamentale? In particolare per la musica contemporanea: penso a John Cage, a Philip Glass, alla cosiddetta musica ambient (da Brian Eno a Akira Kosemura). E la letteratura? Senza scomodare Proust, Joyce o Virginia Woolf, – le opere dei quali sono dei veri e propri inni all’asincronia.

Più vicini a noi, mi viene in mente un racconto di Calvino, in “Palomar”. Si intitola La pantofola spaiata. Una pagina e mezza tutta costruita intorno a corrispondenze asimmetriche nello spazio e nel tempo che sono vere e proprie asincronie: il signor Palomar turista in Oriente acquista in un bazar un paio di pantofole; quando torna a casa si accorge che una è più grande dell’altra. Allora ripensa al contesto in cui è avvenuto l’acquisto; ricorda il venditore che ha afferrato le due pantofole da un grande mucchio disordinato per dargliele. Subito dopo, Palomar pensa a quanto ci vorrà prima di ricomporre l’ordine delle paia di pantofole nel mucchio e pensa a colui che ha comperato o forse comprerà in avvenire il paio simmetrico al suo; quanto tempo ci vorrà prima di correggere il disordine introdotto dal paio disordinato? immagina l’altro compratore venuto chissà da dove cui è stato venduto il paio spaiato, e lo immagina mentre avanza nel deserto un po’ zoppicante perché una delle due pantofole è troppo grande e gli scappa dal piede. Prova una grande solidarietà nei suoi confronti; pensa che forse il suo paio sta in realtà cancellando un errore precedente; forse “quella pantofola spaiata ha messo riparo a una disparità che da secoli si nascondeva in quel mucchio di pantofole, tramandato da generazioni in quel bazar”. C’è quindi per Calvino una simmetria che si ricompone tra i continenti e attraverso i secoli, e così chiude il racconto: “continua a ciabattare faticosamente per dar sollievo alla sua ombra”.

In qualche modo Calvino ci sta dicendo (illuministicamente) che il mondo e le relazioni umane sono costruite su asimmetrie simmetriche. Un po’ meno illuministicamente, le asincronie non vogliono porre rimedio a questi squarci che si aprono, ma al contrario evidenziare i punti di sutura, le superfici non coincidenti; così sono i rapporti amorosi, le sessualità.

[breve parentesi: so benissimo che sto utilizzando come sinonimi termini che non sono esattamente equivalenti. In qualche modo si tratta di parole che l’asincronia ri-scopre e rilancia, aprendo nuovi spazi anche verbali per significare il nostro rapporto con il tempo, la memoria e il passato: asimmetria, intervallo, interruzione, soglia, interstizio, discontinuità, irregolarità, sospensione, intermittenza, divario, frattura]

Archivio

Evidenziare le asincronie che governano la nostra vita è stato tra gli obiettivi principali del femminismo (e anche dell’area queer, a mio avviso). Tra le modalità impiegate c’è una utilizzazione dell’idea di archivio diversa da quella tradizionale, qualcosa su cui occorre ancora tanto riflettere.

Diciamo, per brevità, che l’attenzione posta dal femminismo sulla vita quotidiana, attraversata da un’incessante presenza di asincronie di ogni genere è stato un elemento importante nella   operazione per creare discontinuità e per rappresentare le differenze. E’ scomparsa una fruizione del passato intesa nei suoi elementi di progresso, di successione, di continuità, e anche di causalità. La memoria esiste ormai soprattutto nel presente, nell’attimo in cui la cogliamo in un fotogramma, in un oggetto che sappiamo appartenere a un ‘prima’. Il compito che abbiamo di fronte non è quello (impossibile) di ricostruire ciò che è stato così com’è stato, concepito su un principio di accumulazione e di “messa in ordine”, bensì quello di impegnarci in una incessante opera ‘decostruttrice degli archivi’, per così dire: mostrando che gli archivi sono costruzioni irregolari, troppo vuoti e troppo pieni allo stesso tempo: immense accumulazioni di vuoti, di silenzi, censure e assenze, da un lato; e dall’altro ingombranti magazzini da liberare, ripulire, trasformare.

Credo che abbiamo bisogno di esercitarci in forme di asincronia attiva, riciclando e rilanciando nel presente e nella vita quotidiana pezzi di tradizione passata riproponendole in un loro uso rovesciato. In fondo questo è stato il ruolo svolto dal femminismo e dal queer

Archiviare vuol dire anche saper riproporre un uso divenuto più consapevole delle parole. E’ del mese scorso un documento importante in questo senso: la lettera al ministro Bray sulle definizioni dei termini relativi al genere, e alle sessualità contenute nell’enciclopedia Treccani on-line: offensive, errate, deviate e devianti. Ecco un esempio positivo di buon uso dell’archivio come entità storica, mutevole nel tempo e modificabile: che altro è un dizionario della lingua se non un archivio?

In ambito anglofono (e anche latinoamericano) la nozione di archivio è stata sottoposta a una approfondita analisi che, oltre a richiamarsi a Foucault, si è servita delle molte suggestioni offerte da Derrida nel suo Mal d’archive (1995). Derrida ricorda che la parola rinvia allo stesso tempo al ‘cominciamento’ e anche al ‘comando’, sia a un elemento di carattere storico che a un principio di natura nomologica; egli osserva che “oggi niente è meno certo, niente meno chiaro della parola ‘archivio’”, “niente è più torbido e conturbante”; e aggiunge: “l’archivio riserva sempre un problema di traduzione”.

E’ proprio aderendo a queste indicazioni, e accogliendone l’elemento dinamico, che possiamo apprezzare alcuni ottimi risultati di ricerche come quella di recente pubblicata da Anjali Arondekar, docente a Santa Cruz (California) di studi femministi e queer, nel suo For the Record. On Sexuality and the Colonial Archive in India (2009). Attraverso l’analisi di documenti giuridici, letterari e giornalistici dell’India nel secolo XIX° questa studiosa offre un affascinante e problematico affresco multidisciplinare intorno al legame tra costituzione degli archivi, sessualità e tematiche postcoloniali. Tale intreccio viene continuamente sottoposto a riflessione critica da Arondekar, la quale brillantemente mostra le contraddizioni tipiche della tradizione dominante, caratterizzata dal considerare l’archivio come depositario di verità inconfutabili; di qui la ricerca ingenua di prove chiare e definitive, l’ansia di legittimazione, la pretesa di improbabile coerenza. In effetti, sebbene l’atto di archiviare esprima un desiderio di chiusura e sistemazione, esso è sempre accompagnato da un altrettanto forte impulso a rendere problematico il rapporto e il gesto di archiviare, all’interrogazione; non quindi un mero contenitore e ricettacolo di tracce, ma un punto di incrocio, occasione per rimetterne continuamente in discussione i contenuti. Ecco quindi che ogni momento dell’archiviazione, ciascuna aggiunta o riapertura, modifica il significato stesso dell’archivio, proponendo non tanto la statica condizione di un insieme di memorie passate da riordinare, bensì un’idea di movimento, di futuro, problemi su cui indagare ulteriormente. Dieci anni dopo il testo sul male d’archivio, Derrida ha scritto alcune pagine a proposito del regalo da parte di Hélène Cixous dei propri scritti (in Genèses, généalogies, genres et le génie, 2003), e ha osservato che occorre fare attenzione a ciò che negli archivi si trova di nascosto, ai “segreti dell’archivio”; al fatto che chi riceve questo dono non è beneficiario di un gesto di munificenza ma si trova tra le mani una vera e propria scatola di Pandora.

Infine, è abbastanza chiaro da quanto ho detto, che nei confronti degli archivi c’è un grande investimento di emozioni, ideali, sentimenti, che li trasformano in luoghi dove si concentra un insieme di affetti e di memorie di chi li costruisce e li mette in ordine, li classifica.

Femminismo e accademia italiana

In preparazione di questo incontro mi era stato chiesto di commentare alcune parti dove si riflette sulla relazione tra il femminismo italiano, la politica, e l’accademia. Qual’e in Italia la relazione tra accademia e politiche femministe? Quali erano i centri più attivi? Ci sono anche ora queste sincronie o si sono disperse?

Non posso dilungarmi troppo, quindi mi limito a elencare alcuni punti che poi sono sparsi e analizzati in varie maniere nel mio libro.

– Innanzitutto viene posta nel libro una esigenza relativa alla storia del femminismo, che in qualche modo appare un po’ imbalsamata: è costruita con alcune figure – sempre le stesse – individuate come ‘fondatrici’, antenate, divinità di un pantheon da venerare. Ci sono episodi sparsi, atti di fondazione, slogan, alcune analisi – poche. Mi piacerebbe che si cominciasse a considerare questa storia come un reperto antiquario che va riempito di esperienze, di biografie, di linee ideali da interpretare, ma anche dei conflitti, incongruenze, incertezze, che costituiscono il pane quotidiano nelle vite di donne e di uomini.

– C’è inoltre un’istanza per interpretare il confronto tra le generazioni in maniera meno statica di quanto sia stato fatto fino a questo momento. Se quello delle “fondatrici” storiche non appare più come un muro sacro che s’innalza inaccessibile, su cui appoggiarsi, ma che è impossibile da attraversare e non consente di costruire dei passaggi con “l’altra parte”, è evidente che rimaniamo nella paralisi. Non c’è incontro e dialogo possibile senza aperture, rovesciamenti, e comprensioni dei cambiamenti intercorsi in cinquant’anni, ma specialmente negli ultimi dieci-venti. Per leggere e interpretare il presente, occorre interagire criticamente a vari livelli con le istituzioni, ma soprattutto con altre e altri.

   – Inoltre, volevo dare l’idea che fare questo tipo di riflessioni miste – tra teoria, politica, storia, scienze umane e sociali, arti – doveva anche essere accompagnato da immagini e suoni. Perché la mia generazione ha vissuto con grande intensità, le rivoluzioni musicali, cinematografiche e artistiche degli anni ’60 e ’70. Ogni tentativo di fare storia del femminismo si accompagna idealmente di suoni e immagini. Il mondo in cui viviamo non è silenzioso né grigio.

– Vorrei anche aggiungere, ricollegandomi a quanto dicevo all’inizio, che asincronia indica l’impossibilità di non considerare più quell’insieme così diversificato e complesso che chiamiamo ‘femminismo’ come qualcosa con cui si può stabilire un’immediata continuità, quasi un’esatta corrispondenza con il nostro presente. Tra coloro che si dichiarano (ci dichiariamo) femministe oggi, e quelle di trenta, quaranta e cinquant’anni fa, non c’è alcuna coincidenza né discendenza diretta. Al contrario, c’è un divario, che non è solo dovuto al passaggio del tempo, anche se è la dimensione temporale quella che meglio riflette lo scarto.

– Per concludere (senza chiudere, ma con la speranza di stimolare aperture). Nel corso di un incontro a Firenze l’anno scorso, avevo suggerito come spunto di discussione un’affermazione relativa all’eredità del femminismo, che ha molto a che fare con le osservazioni precedenti. Sostenevo che “femministe non si nasce… Quando si parla di femminismo e delle sue possibili storie è il desiderio di politica la sua eredità più preziosa.” Mi sembra un punto su cui ragionare: un’impossibilità di fare politica e di concepire la politica come negli anni ’70 e ’80. Le difficoltà di tutti oggi in Italia e nel mondo, di concepire un agire politico come in quei decenni ormai lontani, si ripercuote su ogni idea che possiamo avere di cosa sia il femminismo oggi.

TEOREMI – PERFORMANCE FESTIVAL

design Veronique Charlotte

Evento Facebook

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Teoremi è il primo festival di performance italiano contro le discriminazioni di orientamento sessuale e d’identità di genere. Il festival si terrà presso il Museo d’Arte Contemporanea di Genova Villa Croce, dove inaugurerà giovedì 12 giugno, includendo performance in centro cittadino nella giornata di venerdì 13 e festa finale in museo sabato 14.

Il festival Teoremi si offre come momento di riflessione partecipativo sugli aspetti discriminatori della realtà italiana, focalizzandosi in specifico sulle problematiche omofobiche e transfobiche che affliggono il nostro Paese. Prendendo a riferimento l’omonimo film di Pier Paolo Pasolini, il titolo del festival si riferisce alla possibilità di riformulare quei postulati – o “teoremi” – etico-comportamentali che in Italia legano tuttora fattori di cultura e di “valori tradizionali” a continue discriminazioni interne alla propria comunità. Il festival intende collocarsi in un mese di rilevante interesse storico e sociale – essendo quest’ultimo protagonista di manifestazioni dedicate alla visibilità e al rispetto dei diritti LGBT in tutto il mondo fin dal 1968 (ricordiamo inoltre il 17 Maggio per l’International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia).

In tre giornate di performance, il festival metterà in luce i lavori di artisti che riflettono da una prospettiva italiana le problematiche affrontate: canecapovolto, Tiziana Contino, exvUoto teatro, Kyrahm & Julius Kaiser, Ruben Montini & Alexander Pohnert e Mona Lisa Tina. Party finale con DJ Wawashi (Hard Ton). Curato da Giulia Casalini e Roberta Orlando. In collaborazione e co-produzione CUNTemporary e Archivio Queer Italia.

Informazioni e Stampa

info@archivioqueeritalia.com | www.archivioqueeritalia.com

Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce – Via Ruffini, 3, Genova | Tel. +39 010 580069

PROGRAMMA

VIDEO   canecapovolto, Io sono una parte del problema (2013, 33’10”) [loop, interno museo].

GIOVEDÍ 12 GIUGNO

MUSEO DI VILLA CROCE

h. 17:00 – 22:00 Ruben Montini & Alexander Pohnert, Finocchi, performance.

h. 18:30 – 19:00 Presentazione del festival con Luisa Stagi (co-direttrice di About Gender e ricercatrice in sociologia presso l’Università di Genova) e le curatrici Giulia Casalini e Roberta Orlando.

h. 20:00 – 21:30 Tiziana Contino, Mimesi/Metessi, performance.

VENERDÍ 13 GIUGNO

CENTRO CITTADINO

h. 14:00 – 18:00 exvUoto teatro, Toccata e fuga per coniglio solo, performance [Piazza Matteotti].

h. 20:30 – 22:30 Mona Lisa Tina, Io non ho vergogna, performance [Piazza San Giorgio verso Porto Antico].

SABATO 14 GIUGNO

MUSEO DI VILLA CROCE

h. 19:30 Kyrahm & Julius Kaiser, L’Obsolescenza del Genere, performance. Video in loop a seguire.

h. 20:30 – 00:00 Closing party con DJ Wawashi (Hard-Ton).

Gli eventi sono gratuiti e aperti al pubblico. Alcune performance possono contenere nudità.

 

canecapovolto è un collettivo artistico nato a Catania nel 1992. In una continua sperimentazione, supportata dall’uso di vari mezzi quali film acustici, video, installazioni, happening, etc., canecapovolto sviluppa un’indagine sulle possibilità espressive della visione e sulle dinamiche della percezione con tecniche originali di trattamento e manipolazione dell’immagine. Partendo dal cinema e da esperimenti visivo-sonori inizialmente legati al cortometraggio in super-8, il gruppo ricorre a diverse pratiche di produzione audio-video, “sabotando” l’immagine mediatica di partenza con l’intento di attuare strategie di spiazzamento. canecapovolto pone grande attenzione nell’indagare la matrice scientifica della comunicazione e la sua risposta nello spettatore.

 Nato a Oristano nel 1986, Ruben Montini nella sua ricerca artistica focalizza l’attenzione su quali possano essere le possibili applicazioni del linguaggio radicale che ha caratterizzato la performance femminista fin dagli anni ‘60, arrivando alle tematiche queer. Tra le più recenti apparizioni ricordiamo PIECE, percorsi della performance, insieme ad Alexander Pohnert al Teatro Studio di Scandicci (2014) e la collettiva Fuck Taboo (2013, Galleria Camera16, Milano). Alexander Pohnert, nato a Heidelberg, Germania, nel 1983, consegue una laurea magistrale in Performance Studies, Freie Universität Berlin (2011), dedicandosi a installazioni, video, suono e performance. Le performance dei due artisti (con base a Berlino) elaborano contenuti di chiave “intima” verso un’interpretazione di forte attinenza politica.

Nata a Catania nel 1979, la ricerca artistica di Tiziana Contino si focalizza sul transgenderismo e sulle modalità di relazione che si sviluppano da quest’ultimo, nonché sul continuo mutamento d’identità. É docente di Graphic design presso lʼAccademia di Belle Arti di Catania e di Progettazione grafica presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Dal 2013 tiene una rubrica dedicata alla videoarte (VIDEOPASS) sulla rivista TribeArt e conduce un programma radio sulle arti visive e performative (Tarzan e la LiAna, Radiolab). Tra le partecipazioni più recenti ricordiamo il Premio Arte Laguna (2013), PIXEL – La nuova generazione della videoarte italiana, San Benedetto del Tronto – AP (2012), la 52° Biennale Di Venezia, Padiglione Italia/Accademie (2011), il Premio Celeste (2010), VIDEOmed, Fondazione Merz, Torino Fabbrica del Vapore, Milano (2010).

Il gruppo exvUoto teatro ha sede a Vicenza. Formatosi nel 2011, si costituisce attorno al progetto Funi E Desideri Rapidamente Ammazzano (F.E.D.R.A.), una riflessione sulle figure di Fedra e Ippolito. Dopo numerose esperienze teatrali in ambiti tra loro molto diversi, Antonia Bertagnon, Andrea Dellai e Tommaso Franchin decidono di sviluppare insieme un linguaggio comune, andando oltre le convenzioni teatrali tradizionali, e relazionandosi col pubblico in modalità imprevedibili. La compagnia partecipa a festival e a eventi artistici indipendenti, spaziando da spettacoli teatrali a performances site-specific in piazze, locali, gallerie d’arte, chiostri etc., alla ricerca di “vuoti” sociali da rivitalizzare e riqualificare.

Kyrahm è una delle maggiori rappresentanti della live art in Italia. Julius Kaiser ha studiato regia e scrittura cinematografica ed è tra i principali promotori della subcultura Drag King.Il loro incontro ha dato vita a opere di performance e video arte di riconoscimento internazionale. Operano in Italia nella diffusione del linguaggio della performance art, creando eventi e luoghi di aggregamento e incontro per artisti italiani e stranieri, a livello istituzionale e underground. Hanno curato “Mut-Azioni” Festival Internazionale della Performance Art di Roma e Extreme Gender Art. Fanno inoltre parte di Eac, a cura di Umberto Scrocca e Achille Bonito Oliva: progetto artistico itinerante comprendente eventi e mostre realizzate da artisti delle avanguardie internazionali.

Mona Lisa Tina è nata a Francavilla Fontana (BR) nel 1977; vive e lavora a Bologna. Artista e Arte Terapeuta, pone al centro di tutte le sue riflessioni il corpo come spazio relazionale indentitario. Dal 2011 coordina, assieme a Stefano Ferrari, il Gruppo di studio “Psicologia e Arte Contemporanea” della IAAP (International Association for Art and Psychology). Principali mostre: Interacting bodies, ArtVerona (2012), IL CORPO SOLITARIO. L’autoscatto nella fotografia contemporanea, Perugia (2013), Critica Creativa. Installazione fotografica e sonora, AR.RIVI (Archivio Ricerca Visiva), Milano (2013) e Premio Internazionale Limen Arte V edizione, (2013). Mona Lisa Tina conduce numerosi seminari e workshop incentrati sui punti fondamentali della propria ricerca artistica; le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

Hard Ton è un duo italiano di musicisti con una passione smisurata per la house music, il metal e la cultura camp. Nato dalla collaborazione tra DJ Wawashi e il cantante heavy metal Max, il duo ha collaborato con svariati produttori musicali e importanti etichette discografiche underground, portando il loro show in alcuni tra i luoghi più importanti al mondo nel campo della musica e dell’arte (Berghain di Berlino, Wire Festival Tokyo, Horse Meat Disco e l’ICA di Londra).

In collaborazione con e prodotto da CUNTemporary / Archivio Queer Italia.

Con il patrocinio del Comune di Genova e il Supporto di About Gender (International Journal of Gender Studies).

Catering Birrificio Genovese.

DEEP TRASH ITALIA

Deep Trash Italia

Friday 2nd May 2014

CUNTemporary and Archivio Queer Italia present “DEEP TRASH ITALIA”

at Bethnal Green Working Men’s Club, East London

£6 adv. / £8 door

h. 20:00-02:00

DEEP TRASH ITALIA is a fundraiser club night with art exhibitions and performances, in support of Archivio Queer Italia – the first Italian platform for queer art, theory and activism. This unprecedented event will take over the epic East London venue Bethnal Green Working Men’s Club on the 2nd of May 2014. Curated by Giulia Casalini.

For one night only you are invited to experience the tastes of Italy. A line-up of performances and non-stop acts will be showcased at this unique event paying homage to the best and the worst of Italian culture, from mainstream to underground. Experience Italian extravagance, spaghetti decadence, a Venetian-inspired fashion Carnival, Donatella Botox realness, Pasolinian homages, prescription pill Mona Lisa smiles, Very Dolce Vita, saintly fetishism (rosary jobs included), flying pizzas and much more. Mammas allowed.

A selection of videos, art and live performances from the Archivio Queer Italia project will be on show at the lower floor of the venue. The main room (upper floor) will host SUGO party and DJ Severino, pumping the beats of international hits and Italian ‘camp classics’, from Disco to the present – imagine Lady Gaga and Madonna meeting Raffaella Carrà, Donatella Rettore and Renato Zero… and much (A)more!

Main room:

SUGO

DJ Severino

Performance:

AMAE

exvUoto

Sara Lucas Agutoli

Giulio Mariotti

Claudia Palazzo

Anna Vauhkonen + Sisters

Video:

Luigi Console & Domenico Barra

Maria Teresa Gavazzi

Daša Grgič & Luca Quaia

Salvatore Insana

Angelo Pretolani

Vanessa Santullo

 Sound art:

Fabián Avila Elizalde Neural Xólotl

Artworks:

Alberto Barazzutti

Lorenzo Belenguer

Louisa Griffiths

Claire Johns

Adriana Lacko

Albert Negredo

Valentina Nieli aka Malta Bastarda di Padova

Tea Popovic

Natasha Sabatini

Logan Sibrel

All profits from this event will be used to fund Teoremi – the first Italian festival against discrimination of sexual orientation and gender identity, organised by Archivio Queer Italia. The festival will take place on 12-14 June at the Museum of Contemporary Art in Genova (Villa Croce), Italy.

Tickets can be purchased online at this link

http://www.tickettailor.com/checkout/view-event/id/14213/chk/0be6

FB event https://www.facebook.com/events/623926904354003/

About Archivio Queer Italia

The Archivio Queer Italia (AQI) project was founded by Giulia Casalini (co-director of Cuntemporary) with the support of CUNTemporary in London. AQI is the first Italian platform for queer art, theory and activism. The two strands of this project consist of:

1. The incorporation of a database to create a virtual archive of artistic, theoretical and activist expressions related to Italy.

2. Creating spaces and mobile events for the display of such activities (e.g. Art fairs, museums, institutions, street interventions)

Parallel to these activities AQI regularly publishes news about queer and feminism and lists events and activities taking place in Italy.

 

Contact information

info@archivioqueeritalia.com | www.archivioqueeritalia.com

Venue information

Bethnal Green Working Men’s Club

42-44 Pollard Row, London, E2 6NB

0207 739 7170  |  info@workersplaytime.net  | www.workersplaytime.net

 

KICKSTART per TEOREMI

Kickstart il TEOREMI Performance Art Festival http://kck.st/1fLSNcd (deadline 1 Maggio 2014 a mezzanotte)

https://www.youtube.com/watch?v=o0vtE5O7ulY&feature=youtu.be

Teoremi è il primo festival di performance italiano contro le discriminazioni di orientamento sessuale e d’identità di genere. Al Museo d’Arte Contemporanea di Genova Villa Croce nelle serate di giovedì 12, venerdì 13 e sabato 14 giugno 2014.

Il festival Teoremi si offre come momento di riflessione partecipativo sugli aspetti discriminatori della realtà italiana, focalizzandosi in specifico sulle problematiche omofobiche e transfobiche che affliggono il nostro Paese. Prendendo spunto dal noto film di Pier Paolo Pasolini, il titolo del festival si riferisce alla possibilità di riformulare quei postulati – o “teoremi” appunto – etico-comportamentali che in Italia legano tuttora fattori di cultura e “valori tradizionali” a continue discriminazioni interne alla propria comunità. Il festival si colloca inoltre in un periodo di rilevante interesse storico e sociale – essendo quest’ultimo protagonista di manifestazioni dedicate alla visibilità e al rispetto dei diritti LGBT in tutto il mondo fin dal 1968. Il 17 Maggio è la data dell’International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia (IDAHO) e in tutto il mondo, dal mese di giugno, si tengono gli eventi dei più noti “Pride” (quello di Roma avrà luogo il 7 giugno 2014).

In tre giornate di performance, il festival metterà in luce i lavori di artisti che riflettano da una prospettiva italiana le problematiche affrontate: canecapovolto, Tiziana Contino, exvUoto teatro, Hard-Ton & Gaia Brigida, Kyrahm & Julius Kaiser, Ruben Montini & Alexander Pohnert, Mona Lisa Tina.

Il festival Teoremi è ideato e organizzato da Roberta Orlando, artista visiva e ricercatrice in studi di genere, Giulia Casalini, curatrice e fondatrice del progetto Archivio Queer Italia, in collaborazione con il team di CUNTemporary (organizzazione no-profit con sede a Londra).

Please Kickstart it! [click qui per il link]

Bollettino Archivio Queer Italia – 7 Febbraio 2014

Leggi le news di Archivio Queer Italia cliccando sul link qui sotto (si aprirà il link al bollettino del 7 Febbraio 2014).

Bollettino Archivio Queer Italia Febbraio 2014

Archivio Queer Italia – ArtVerona 2013

COMUNICATO STAMPA

ARCHIVIO QUEER ITALIA 

Sezione Independents di ArtVerona (10-14 Ottobre 2013)

Curatrice e fondatrice: Giulia Casalini

Organizzato con  CUNTemporary (Arts | Feminism | Queer)

ArtVerona 2013 (sezione Independents) ospiterà Archivio Queer Italia: un programma che sconvolgerà il consueto formato fieristico attraverso una serrata e inaspettata serie di performance, presentazioni, discussioni, video e installazioni. Il programma si svilupperà attorno al tema della non-normatività “queer”, dentro e fuori lo spazio fieristico.

Il progetto “Archivio Queer Italia” nasce come piattaforma in continuo aggiornamento (con un’open-call che resterà sempre aperta) sulle realtà italiane che abbiano un’espressione artistica o teorica “queer”. In parallelo alla piattaforma online, Archivio Queer Italia inaugura all’interno della fiera ArtVerona dando risalto ad alcune tra queste realtà selezionate, manifestandosi in forma di “archivio fluido” – caratterizzato da opere e presenze “impermanenti”. Seguendo questo concetto di archivio, è stato elaborato un “festival”, che vedrà succedersi a ritmo costante performance, discussioni, presentazioni, video e installazioni temporanee che criticano e sovvertono il concetto di “norma” – non solo nei contenuti ma anche nella forma. Gli artisti/performer, infatti, assieme all’utilizzo dei luoghi “ufficiali”, esploreranno quelli “non adibiti” e provocheranno situazioni inattese all’interno della fiera stessa. Alcuni degli eventi avranno luogo anche nel centro cittadino.

Lo spazio Archivio Queer Italia ospiterà anche conversazioni e presentazioni di alcuni tra i personaggi di spicco del mondo accademico e curatoriale che hanno già affrontato le tematiche queer e le questioni di genere in Italia. Tra i partecipanti; Lorenzo Bernini, Massimo Preraro, Paola Di Cori, Marco Pustianaz e Francesco Urbano & Ragazzi.

Performance di Konstantina Alexopolou, Maurizio Buongiovanni, Eyes Wild Drag, Maria Teresa Gavazzi, Andy Gio, exvUoto, Giovanna Lacedra, Erique La Corbelle, Roberta Orlando, Anna Ramasco, Shakinart e VDREY feat. Schultz.

Video (fra gli altri) di Andrea Abbattangelo, Sara Benaglia, Benazir, Dulce Garcia, ideadestroyingmuros, Atletica Smalti, Diane Busutti, GendErotica, ConiglioViola, Tiziana Contino, Gelato Al Veleno Production, Kyrahm and Julius Kaiser, Sarah Koppel, Anna Lopez, Nicola Ruben Montini, Mery Sut, Chiara Trivelli, Cosimo Terlizzi, Fagarazzi Zuffellato. Opera sonora di Sergio Racanati e installazione performativa di Toisha Tucker.

Archivio Queer Italia è un progetto curato e fondato da Giulia Casalini (co-Direttrice di CUNTemporary e curatrice indipendente). Con l’aiuto, organizzazione e partecipazione del team CUNTemporary: Diana Georgiou (co-Direttrice), Beatrice Balfour, Ana Grahovac, Laura Di Nicolantonio e Claudia Rossini. CUNTemporary (con sede a Londra) è un’organizzazione non-profit che conferisce visibilità a teorie e pratiche artistiche femministe e queer.

 

Per maggiori informazioni consultare il programma allegato.

Scarica il Comunicato Stampa in ITALIANO / Download ENGLISH Press Release 

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