LA MUSA E GLI ARTISTI è un progetto dove due affermati pittori contemporanei di lungo corso danno vita ad opere il cui filo conduttore è costituito dai suggerimenti di una giovane musa ispiratrice politicamente scorretta la quale ha l’ultima parola sul destino dei lavori compiuti, ovvero, se quanto realizzato dagli artisti soddisfa la musa le opere saranno di dominio pubblico altrimenti gli artisti devono distruggerle davanti a lei, di queste non deve rimanere memoria. E’ cosi che di dieci lavori realizzati dal gruppo negli ultimi anni nove sono andati completamente perduti. L’ Identità dei tre sarà rivelata solo a progetto concluso perchè facendo propria la massima di Oscar Wilde LA MUSA E GLI ARTISTI ritengono che “Rivelare l’ arte e nascondere l’ artista è il fine dell’ arte”
Tecnicha: fotografia
Marika Puicher
Marika Puicher è una fotografa freelance specializzata in reportage sociale. Nel 2009 compie un viaggio in Turchia durante il quale racconta la vita quotidiana dei Curdi. Nell’estate 2010 la ricerca di civili assassinati in Bosnia durante la guerra. Subito dopo è attiva nella documentazione della crisi economica italiana, del dramma delle famiglie italiane che si battono per la loro casa e del disastro chimico dell’ILVA. Nel 2012 vince il “Portfolio Citerna Awward” con il progetto “For the children’s sake”, sugli attacchi terroristici in Italia. Successivamente produce una serie di lavori sulle persone LGBT in Italia, Spagna e Marocco. Con uno di questi, “Ella”, vince il “Pride Photo Award 2015” e con “Solo” vince il secondo premio. “Ella” ha ricevuto anche una menzione d’onore nei MIFA 2015.
Loredana Denicola
Loredana Denicola è una fotografa documentarista e vive a Londra. Il suo rapporto con la fotografia nasce dal desiderio di cambiamento e dall’esigenza di una evoluzione personale che parte dalla scoperta della propria ‘struttura psicologica’, e poi di comprensione e distruzione della stessa usando il proprio lavoro artistico come potente mezzo di autoanalisi. Sotto questo aspetto il suo progetto, “I am your mirror” è esplicitamente rappresentativo di questo processo nel quale, instaurando un rapporto di intimità con dei perfetti estranei, trovati su Internet, Loredana usa la fotografia per mettere a nudo alcune tra le pulsioni più nascoste e soppresse di entrambi, sbarazzandosi temporaneamente di quegli schemi comportamentali che ci rendono come degli automi che recitano dei ruoli che non ci appartengono per essere accettati dalla società. Il risultato? Un attacco frontale all’identità che può aprire molte porte ma anche lasciare profondamente disturbati proprio come fissarsi allo specchio e chiedersi: chi siamo veramente?
Marsala
MARSALA nasce nel 2013 dall’incontro tra Rita Maralla e Teresa Sala, due artiste italiane interessate a sviluppare progetti multimediali di ricerca sul rapporto tra corpo, genere, identità e spazio nelle sue molteplici declinazioni. La loro prassi creativa predilige un approccio ironico e positivo, nonostante sia costante uno sguardo critico e consapevole della realtà che le circonda. In questo senso, ricercano un legame forte tra visione poetica e indagine politica. Oltre a occuparsi di produzioni audiovisive, promuovono un laboratorio di antropologia visuale urbana sul tema dell’identità in rapporto alla città contemporanea. Rita è un’antropologa visuale che comunica attraverso differenti linguaggi espressivi: video, collage, installazione, fotografia e scrittura. Teresa lavora come filmmaker e regista, alternando lavori commerciali a progetti indipendenti. Da sempre interessata alle arti performative, nel 2015 realizza il suo primo spettacolo teatrale, SANIFICATA, come autrice e regista, un monologo sull’ossessione per la pulizia del corpo e dello spazio.
Alex Hai & Yamada Hanako
Alex Hai è conosciuto come il primo gondoliere donna di Venezia. Con la collaborazione dell’artista Yamada Hanako, ha prodotto una serie fotografica per raccontare sé stesso.
Rambelli e Bigi
’29 our circled world’ è un progetto di Silvia Bigi e Laura Rambelli, nato dall’idea che la femminilità e lo spazio delle donne di oggi abbiano bisogno di essere ri-trovati cercando una nuova direzione. I combattimenti degli anni ‘70 hanno contribuito a dare importanti diritti sociali, beni materiali e spazio alle donne, ma allo stesso tempo hanno creato una grande distanza nei confronti della loro vera natura. Donne e uomini sono diversi. Questa diversità è vissuta profondamente nei nostri corpi, nella nostra vita circolare, nelle nostre trasformazioni, biologiche e mentali. É arrivato il momento di accettare la nostra diversità, che in realtà è proprio la nostra forza, la reale natura, l’origine dell’amore: uomini e donne sono complementari. 29 rappresenta un primo tessello nella creazione di nuove forme di espressione che rinunciano a combattere in nome di una condizione di uguaglianza sterile. L’arte ha oggi altri modi per arrivare: più sottili, profondi, dolci, circolari.
Andrea Abbatangelo
Classe 1981, nato a Terni, Andrea Abbatangelo é scultore e regista. La sua pratica, distintiva nell’applicazione di una larga varietà di metodi artistici contemporanei, gioca con l’idea della mortalità dell’opera d’arte posta in contrasto al potere dell’apparenza transitoria, che, essendo ristretta nel tempo, é obbiettivamente molto più intensa. Le sue sculture sono investigazioni su concetti quali l’autenticità e l’oggettività portate avanti tramite un approccio enciclopedico, una precisione quasi scientifica e il referimento a documentary, ‘fact-fiction’ ed equivalenti scientifici popolari. Usando un sempre più crescente archivio di documenti ritrovati nel tentativo di creare opere autonome, Abbatangelo prova ad aumentare la dinamica tra l’audience e l’autore attraverso emozioni rese oggetto e la rilettura di certe dicotomie che si creano nell’interpretazione dei testi.
Alice Pedroletti
Ha lavorato come fotografa collaborando con riviste di design e lifestyle, case discografiche, brand di moda, uffici stampa e agenzie di comunicazione per importanti settori del corporate internazionale. Ha insegnato allo IED di Milano reportage e ricerca editoriale e negli ultimi anni si è occupata di pubblicità.
Parallelamente si è sempre interessata all’arte contemporanea realizzando mostre e progetti sperimentali, partecipando a residenze per artisti o a progetti internazionali.
Dal 2012 è totalmente concentrata sul suo percorso artistico, basato sullo studio della relazione che lega l’uomo all’ambiente circostante, sullo spazio come estensione di un pensiero o come risultante tra vuoto e assenza, sul tempo e la sua percezione in relazione alla fruizione stessa dell’arte e sull’etimologia delle parole che caratterizzano i suoi lavori. Usa principalmente fotografia, video, scrittura, archiviazione, audio.
Valentina Roselli
Nata a Torino nel 1986, Valentina Roselli concentra il lavoro sullo sviluppo di simbologie collettive nel contesto contemporaneo e affronta temi dell’esotismo avvalendosi dell’antropologia visiva.
Si forma in Accademia Albertina di Torino, in Kuvataideakatemia di Helsinki e si laurea allo IUAV di Venezia. Assegnataria degli studi d’artista BLM (2012) ha partecipato a Un’Idea Brillante (Frise Künstlerhaus – Hamburg 2014), Padiglione Crepaccio at yoox.com (Venezia 2013), Beyond Death (54° Biennale di Venezia 2011).
Stefano Scheda
Ho sempre cercato di catturare i cortocircuiti della realtà senza alterare di essa la fisionomia oggettiva ma lasciando percepire ad un secondo sguardo lo scarto, lo strabismo, l’altrove. Dalla mia prima ricerca artistica incentrata sul rapporto corpo/architettura sono passato ad indagare maggiormente le questioni di carattere sociale: immigrazione, razzismo (Di-visione 2007/2010), la paura e le minacce (Meteo 2004), l´identità nazionale e la condizione femminile (Le sfoglie di Garibaldi 2011) e inoltre il problematico gender (Roll n’Roll 2009); installazioni o performance che spesso divengono sequenze fotografiche o video. Anche la serie “ Fuoridentro”, per il tramite del motivo ricorrente dello specchio, include lo spettatore come parte in causa del gioco provocatorio e irritante di questa produzione ad interrogazione della soglia come apertura-chiusura bifronte e contemporanea dello sguardo. Tutto il mio lavoro è comunque realizzato attraverso una duttilità dinamica, conduce ad una speculazione sulla percezione della realtà e la sua possibile traduzione mediale, abdicando allo spettatore la difficoltà di distinguere fra illusione e realtà. Questa opposizione spaziale caratterizza non solo una condizione fisica ma anche psichica dell’anima, rilevante in tutte le dimensioni dell’esistenza. L’aspetto performativo-relazionale che sto sperimentando in T(r)ATTO,è il proseguimento ideale della performance ” Looking for the body of the Artist”,da me realizzata,alla Galleria Martina Detterer di Francoforte: l’Artista nudo, dentro una stanza al buio, diveniva, per il visitatore/esploratore, invisibile ma toccabile.

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