Matilde Sambo & Furio Ganz, utilizzando principalmente il mezzo video, indagano i delicati equilibri tra l’uomo e ciò che lo circonda focalizzandosi sul rapporto tra natura e artificio come modifica costante dell’ambiente umano. Il corpo come mezzo, tanto complesso quanto fragile, viene mostrato, nei lavori del duo, fino al limite della sua rottura. La consapevolezza di una linea sempre più sottile tra mondo naturale e artificiale genera nei due artisti la necessità di creare lavori in bilico tra il documentario e la fiction.
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I Figli di Marla
I FIGLI DI MARLA è una filosofia, un modo di stare in scena, un modo di vivere e sentire, una disciplina per corpo ed emozioni, un controllo consapevole della nostra energia, una religione per il performer, i figli di marla sono figli del mondo.
Loredana Denicola
Loredana Denicola è una fotografa documentarista e vive a Londra. Il suo rapporto con la fotografia nasce dal desiderio di cambiamento e dall’esigenza di una evoluzione personale che parte dalla scoperta della propria ‘struttura psicologica’, e poi di comprensione e distruzione della stessa usando il proprio lavoro artistico come potente mezzo di autoanalisi. Sotto questo aspetto il suo progetto, “I am your mirror” è esplicitamente rappresentativo di questo processo nel quale, instaurando un rapporto di intimità con dei perfetti estranei, trovati su Internet, Loredana usa la fotografia per mettere a nudo alcune tra le pulsioni più nascoste e soppresse di entrambi, sbarazzandosi temporaneamente di quegli schemi comportamentali che ci rendono come degli automi che recitano dei ruoli che non ci appartengono per essere accettati dalla società. Il risultato? Un attacco frontale all’identità che può aprire molte porte ma anche lasciare profondamente disturbati proprio come fissarsi allo specchio e chiedersi: chi siamo veramente?
Riccardo Buscarini
“Vincitore di molti premi coreografici in Italia e Regno Unito, Riccardo Buscarini si forma presso l’Accademia Domenichino da Piacenza/IT e alla London Contemporary Dance School diplomandosi nel 2009. Da allora presenta il proprio lavoro nel Regno Unito e a livello internazionale. Riccardo insegna coreografia e performance al Birkbeck University e spesso dirige laboratori di improvvisazione e composizione.
Una persona curiosa e di eclettiche ispirazioni, Riccardo è un artista concentrato sulla costante evoluzione del suo approccio creativo alla coreografia, guidato da un forte desiderio per il nuovo. Le sue opere fino ad oggi sono tutte molto diverse tra loro. Anche se i suoi lavori hanno preso varie forme e sono stati presentati in contesti molto diversi – teatri, gallerie e spazi urbani – Riccardo è spesso ispirato da eventi autobiografici che si traducono in espressioni viscerali e simboliche.”
Andrea Abbatangelo
Classe 1981, nato a Terni, Andrea Abbatangelo é scultore e regista. La sua pratica, distintiva nell’applicazione di una larga varietà di metodi artistici contemporanei, gioca con l’idea della mortalità dell’opera d’arte posta in contrasto al potere dell’apparenza transitoria, che, essendo ristretta nel tempo, é obbiettivamente molto più intensa. Le sue sculture sono investigazioni su concetti quali l’autenticità e l’oggettività portate avanti tramite un approccio enciclopedico, una precisione quasi scientifica e il referimento a documentary, ‘fact-fiction’ ed equivalenti scientifici popolari. Usando un sempre più crescente archivio di documenti ritrovati nel tentativo di creare opere autonome, Abbatangelo prova ad aumentare la dinamica tra l’audience e l’autore attraverso emozioni rese oggetto e la rilettura di certe dicotomie che si creano nell’interpretazione dei testi.
Fagarazzi Zufellato
Andrea Fagarazzi e I-Chen Zuffellato sono due registi e performer indipendenti che collaborano dal 2005. Realizzano progetti in cui esplorano i concetti corporei utilizzando diversi linguaggi espressivi tra cui la performance e l’arte visiva, per investigare le fratture della società e la diversità in relazione all’alterità che attraversa l’identità. Questionano l’atto performativo, le sue forme e la sua relazione con il pubblico. La performance Io Lusso riceve il 3° premio EXTRA 07/08 (Gai) “per aver affrontato seduzioni e contraddizioni della società dell’immagine sabotandone i codici attraverso il linguaggio del corpo”. Enimirc (2009-2010) è una performance che attraverso un processo di decostruzione del crimine mette in bilico il rapporto tra performer e spettatore. Kitchen Of The Future (2012) coinvolge 50 persone di una comunità di riabilitazione psico-sociale di Arzignano (VI). Il progetto “Boutiti, Douadi, Mustapha” (2013) è realizzato con tre ospiti di case di accoglienza per senza fissa dimora. Con l’installazione Bet On Utopia ricevono una menzione speciale ad Indipendents/ArtVerona 2014. Le loro produzioni sono presenti a livello nazionale ed internazionale.
Nina Alexopoulou
Nata in Grecia, Nina Alexopoulou, ha completato i suoi studi con un Master in Danza Teatrale: Il corpo in Performance al Trinity Laban. Proveniente da un background di danza, Nina ha una laurea in Dance Performance all’Università di Roehampton e ha studiato al Dipartimento di Studi Teatrali all’Università di Atene. Tuttora, il suo principale interesse risiede nella femminilità e l’identità femminile in relazione a nozioni quali l’abiezione, l’isteria e il cibo. L’artista è inoltre interessata ad esplicite ed intime performances, cultura popolare e di massa, cupcakes e caramelle. Il suo lavoro prende vita in live art performance, installazioni e video.
exVUOTO Teatro
Al centro della ricerca di exvUoto teatro c’è il tentativo di capire e di conoscere il senso di vuoto e/o di svuotamento che vive l’uomo contemporaneo, forse non più alienato ma di certo assuefatto ed anestetizzato. exvUoto teatro parte, appunto, dal vuoto, per cercare la scaturigine del sentire e della vita. Alterniamo lavoro in sala (training fisico e vocale), a prove a tavolino sui testi che noi stessi scriviamo.
Ci guardiamo attorno, “perdiamo tempo” inseguendo sensazioni ineffabili e cerchiamo di tradurle su carta e poi in immagini, o viceversa. Lavoriamo per simboli e metafore. Affrontiamo gli sguardi degli altri. Lavoriamo in strada, indifesi. Lavoriamo in vetrina, provando il nostro spettacolo in un negozio sfitto, sotto gli occhi di chi passa. Pubblico ludibrio ed intima pornografia. Anche se siamo vestiti. Lavoriamo sull’immobilità.
Usiamo tantissima musica per coprire i nostri respiri ma la spegniamo all’improvviso per sentire il loro suono, o quello delle articolazioni che tornano a muoversi.
Tiziana Contino
Le sue opere sono progetti multimediali sviluppati tramite lʼutilizzo di foto, video, installazioni multimediali e performance interattive, dove lo spettatore è chiamato ad unʼinterazione sinestetica ed emotiva. Il suo lavoro si sviluppa con influenze dei filosofi Gilles Deleuze e Felix Guattari. Le interessano in particolare i concetti di “nomadismo del pensiero” e “deterritorializzazione”.
Questi concetti sono orientati prevalentemente ad un’analisi dell’uomo e del mondo in cui vive e con cui si relaziona. A questi base concept, lega l’idea di Transgenderismo, come infinita possibilità di transitare da un genere all’altro in un’idea di “momenti d’identità”.
La sua ricerca è orientata verso la performance di interazione come studio dei comportamenti umani nel tentativo di sovvertire abitudini staticizzate. Gli ultimi progetti mirano ad azzerare distanza e diffidenza che ritroviamo quotidianamente nella vita e nei rapporti con gli altri, sono performance di interazione votate al ristabilimento del contatto o/e alla riflessione su di esso.
Penzo + Fiore
Penzo + Fiore nascono come duo nel 2009. La loro ricerca artistica si esprime attraverso performance, installazione e fotografia. Negli anni il focus della loro poetica si è concentrato sulla natura stessa dell’essere umano, indagato attraverso le proprie paure, fragilità, perversioni, forme del vivere sociale. Su un filo spesso in contatto con il binomio eros e tanathos, la coppia è un terreno indagato di frequente e mostrato nelle sue diverse sfaccettature, tra contraddizioni, ambiguità e desiderio.
Seguendo una personale attitudine che caratterizza entrambi, Penzo+Fiore hanno dato vita ad un processo di dialoghi intimi e personali con persone incontrare casualmente in contesti di varia natura, per forzare il limite tra intimo e pubblico che costituisce il crinale più delicato della relazionalità.
Curatorialmente, con l’associazione Cantiere Corpo Luogo, danno vita a progetti attivatori sia sul piano personale, della ricerca dell’individuo in se stesso, sia su quello pubblico e territoriale. Vivono e lavorano tra Venezia e Berlino.

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