Arte Tag: femminilità

Silvia Gribaudi

Roger Salas dice di lei nel quotidiano El Paìs ”Silvia Gribaudi es una artista singular que cultiva el feísmo y un humor ácido; su llamativo físico ya va a contracorriente” [Silvia Gribaudi è un’artista unica che coltiva un umorismo acido e il gusto per ciò che è considerato brutto; il suo fisico appariscente va controcorrente]

 

“Per ciò che riguarda ‘A CORPO LIBERO’, che cosa si può scrivere che possa rendere giustizia? E’ un manifesto di emancipazione. E’ un lavoro curato minuziosamente. E’ edificante, affascinante, contaminante e stimolante. E celebra l’umanità in maniera sfacciata. Ad essere onesti, in tutto il festival non ho visto nessun altro essere umano così bello sul palco” Recensione di Duncan Keegan

EGON BOTTEGHI

Egon Botteghi realizza performances teatrali nate dal corpo di una persona trans, corpo di sangue e muscoli, grasso ed ossa, esperienza, pensiero, voci,  elaborazione culturale e spirito critico, svolte attraverso un collage di scrittura, lettura, affabulazione, video interviste, canto e musica, per raccontare la propria storia e la storia di altre persone trans al di sopra della psichiatrizzazione e della patologizzazione come unica forma di esistenza.

“Io sono un uomo transessuale. E non sono un trans perché voglio rinnegare la donna che è in me, perché mi vergogno di lei, anzi scoprendomi trans ho capito che riuscirò a far splendere di puro orgoglio la mia parte femminile, che non è niente di tutto quello che si professa in giro sull’eterno femminino e sopratutto riuscirò a far splendere la persona che veramente sono. Ego-n. Evviva la chimera Egon, perché sua è questa vita”.

(Da “Mi chiamo Egon. Diario di un uomo transessuale”- performance teatrale)

Silvia De Gennaro

Il tema di riflessione attorno a cui ruotano i miei lavori è la condizione umana: dalla sua eterna ricerca della spiritualità alla sua attuale condizione sociale. Nelle mie opere  analizzo, spesso con sguardo ironico, l’impatto dei media sull’uomo contemporaneo; i falsi miti, la mancanza di speranza ed ideali.

Rambelli e Bigi

’29 our circled world’ è un progetto di Silvia Bigi e Laura Rambelli, nato dall’idea che la femminilità e lo spazio delle donne di oggi abbiano bisogno di essere ri-trovati cercando una nuova direzione. I combattimenti degli anni ‘70 hanno contribuito a dare importanti diritti sociali, beni materiali e spazio alle donne, ma allo stesso tempo hanno creato una grande distanza nei confronti della loro vera natura. Donne e uomini sono diversi. Questa diversità è vissuta profondamente nei nostri corpi, nella nostra vita circolare, nelle nostre trasformazioni, biologiche e mentali. É arrivato il momento di accettare la nostra diversità, che in realtà è proprio la nostra forza, la reale natura, l’origine dell’amore: uomini e donne sono complementari. 29 rappresenta un primo tessello nella creazione di nuove forme di espressione che rinunciano a combattere in nome di una condizione di uguaglianza sterile. L’arte ha oggi altri modi per arrivare: più sottili, profondi, dolci, circolari.

Alice Pedroletti

Ha lavorato come fotografa collaborando con riviste di design e lifestyle, case discografiche, brand di moda, uffici stampa e agenzie di comunicazione per importanti settori del corporate internazionale. Ha insegnato allo IED di Milano reportage e ricerca editoriale e negli ultimi anni si è occupata di pubblicità.

Parallelamente si è sempre interessata all’arte contemporanea realizzando mostre e progetti sperimentali, partecipando a residenze per artisti o a progetti internazionali.

Dal 2012 è totalmente concentrata sul suo percorso artistico, basato sullo studio della relazione che lega l’uomo all’ambiente circostante, sullo spazio come estensione di un pensiero o come risultante tra vuoto e assenza, sul tempo e la sua percezione in relazione alla fruizione stessa dell’arte e sull’etimologia delle parole che caratterizzano i suoi lavori. Usa principalmente fotografia, video, scrittura, archiviazione, audio.

Giovanna Lacedra

Il corpo è realtà tangibile di noi stessi. E’ strumento di libera espressione o narrazione di quel  che siamo stati, di quel che siamo, di quel che subiamo, di quel che tratteniamo, di quel che potenzialmente sappiamo dare o negare. Il corpo dice.

Partendo da questa consapevolezza, la ricerca di Giovanna Lacedra si incentra su tematiche prettamente relative all’universo femminile, nello specifico ai nodi, ai traumi e ai disagi vissuti dalle donne, sovente tra vergogna e silenzio o sotto la cappa dell’omertà.

Le tematiche fino ad ora affrontate all’interno di progetti portati in scena sono: anoressia e bulimia, prevaricazione e violenza di genere, depressione, suicidio, abuso dell’infanzia.

Nina Alexopoulou

Nata in Grecia, Nina Alexopoulou, ha completato i suoi studi con un Master in Danza Teatrale: Il corpo in Performance al Trinity Laban. Proveniente da un background di danza, Nina ha una laurea in Dance Performance all’Università di Roehampton e ha studiato al Dipartimento di Studi Teatrali all’Università di Atene. Tuttora, il suo principale interesse risiede nella femminilità e l’identità femminile in relazione a nozioni quali l’abiezione, l’isteria e il cibo. L’artista è inoltre interessata ad esplicite ed intime performances, cultura popolare e di massa, cupcakes e caramelle. Il suo lavoro prende vita in live art performance, installazioni e video.

Sheila Fratini

Sin da piccola mi era chiaro come i colori e le immagini avessero avuto un reale impatto sulla mia immaginazione. La prova vivente sono sicuramente i centinaia di disegni collezionati dalla mia famiglia sin dal mio primo tentativo.

Nascere in Italia mi ha dato un immenso senso di frustrazione espressiva. Cosí come un vulcano, arricchendo la mia sensitività visiva, un’enorme quantità di bellezza senza tempo ha sommerso la mia immaginazione. Tutti i sensi attaccati, troppo da digerire, troppo da processare. Un diverso tipo di sindrome Stendhal, uno che mi ha ispirato a disegnare, dipingere; ad urlare visivamente senza svenire.

Ho continuato attraverso gli anni un eccitante percorso di riscoperta individuale e sperimentazione visiva costituita da disegni, dipinti, video, collage e immagini. Il viaggio prosegue…

CINZIO (fabrizio) Batuello

Culture jamming, traducibile in italiano con “interferenza culturale”, è una pratica contemporanea che mira alla contestazione dell’invasività dei messaggi pubblicitari veicolati dai mass media nella costruzione dell’immaginario della mente umana.

La pratica del culture jamming consiste nella decostruzione dei testi e delle immagini dell’industria dei media attraverso la tecnica dello straniamento e del dètournement, cioè lo spostamento di immagini e oggetti dalla loro collocazione abituale per inserirli in un diverso contesto semantico, dove il loro significato risulti mutato, se non capovolto. Il risultato è in genere la trasmissione di un messaggio di critica radicale del sistema economico che avviene per mezzo dello stravolgimento del suo apparato ideologico-pubblicitario, nel tentativo di liberare l’individuo dal ruolo di ricevente passivo e indurlo a un consumo critico e consapevole del linguaggio dei media.

L’ utilizzo della maschera, la gestualità ironica usata nell’ azione di “interferenza culturale”, sono le  caratteristiche del mio lavoro.

Stefania Pedretti

?Alos Muse of chaos (queer-ancestral-pagan-doom-avant-metal)

Queer perchè non accetta nessuna identità di genere

Ancestral  perchè la sua musica rievoca tempi lontani e dimenticati, scuote e ricollega ad una parte profonda di se stess*

Pagan perchè è contro tutte le religioni

Doom perchè la sua musica è lenta, fisica e penetrante

Avant perchè il suo suono non è attuale

Metal perchè è dentro di lei

?Alos è questo e molto di più: musica, performance, danza, attivismo politico, critica sociale, storia, femminismo, anarchia

?Alos è il Caos quando prende forma