Arte Tag: omosessualità

Stella Stefania Gagliano

Ha studiato a Venezia Arti Visive e dello Spettacolo (IUAV) e si è diplomata a Bologna all’Accademia di Belle Arti. Parallelamente ha praticato Teatro Danza e Danza Contemporanea. Dipinge su tele nude inchiodate a parete, utilizzando crete e carboni neri. Lavora sull’individuo, l’essere umano, la cattiveria e la follia. Ma anche sulle peculiarità che ci contraddistinguono dal magma che siamo. Su ciò che da valore alla mera sopravvivenza. Vive quotidianamente la compresenza della vita e della morte, il coesistere delle dicotomie, la stupidità e la pericolosità, tutta umana, di dare un nome alle cose.
Sul fare pittura scrive: «Abitare il corpo.
Con tutti i suoi nei, le artriti, i pori, i punti neri. La carne, le ossa, il grasso, i seni, il sesso, terminazioni nervose, vasi sanguigni, reti neurali. Il pensiero è nello scheletro. E bocche , orifizi, sudore, umori. Fluidi, liquidi come il corpo. Come il pensiero. Mai fermi. In costante movimento. La stessa vibrazione che è nel gesto che graffia la tela e la scalfisce. E lei risponde. Non asseconda. Preme per dire la sua. E quando questa lotta fra carbone, mani, parete, tela e cervelli trova una conclusione, si rende percepibile il crogiolo abitante l’individuo.»

Gennaro Maione

Gennaro Maione si è formato in danza classica e contemporanea al Teatro Scuola Rossella Rossi di Napoli e per mantenersi a passo con le tecniche di danza contemporanea partecipa a seminari, lezioni e laboratori a Berlino, nelle scuole di danza Tanzfabrik e Dock 11, e a Bruxelles nella scuola di danza contemporanea DCJ e la compagnia Thor. Il suo progetto Peil il.el prende spunto dal romanzo francese “Tarantula” di T. Jonquet, famoso per essere stato rivisitato dal regista spagnolo Pedro Almodovar nel film “La Pelle che Abito.” Peil il.el é una performance incentrata sul tema dell’identità e questioni che la riguardano: cosa é l’identità? chi veramente lo può sapere? perché esiste ancora un bisogno di confondere l’identità di genere con il il ruolo di genere? […] Genere e sesso sono due cose separate, anche se molto spesso i due termini vengono scambiati. Sesso é un elemento fisico, il genere é una componente dell’identità che risiede nel cervello.

Ruben Montini

Nato a Oristano nel 1986, Ruben Montini vive e lavora spostandosi in tutta Europa. Nella sua ricerca artistica focalizza l’attenzione su questioni di genere, studiando quali possano essere le possibili applicazioni del linguaggio radicale e talvolta violento che ha caratterizzato la performance femminista fin dagli anni ‘60, fino a tematiche queer. Le sue performance offrono spesso una facciata mondana e narcisistica che subito rivelano (paradossicalmente) un messaggio essenzialmente politicizzato.

Tra le piu’ recenti apparizioni ricordiamo la Biennale di Istanbul (2013) e la collettiva Fuck Taboo, a cura di Carlo Medesani (2013, Galleria Camera16, Milano). Sito della galleria rappresentante l’artista http://www.massimodeluca.it

Stefano Scheda

Ho sempre cercato di catturare i cortocircuiti della realtà senza alterare di essa la fisionomia oggettiva ma lasciando percepire ad un secondo sguardo lo scarto, lo strabismo, l’altrove. Dalla mia prima ricerca artistica incentrata sul rapporto corpo/architettura sono passato ad indagare maggiormente le questioni di carattere sociale: immigrazione, razzismo (Di-visione 2007/2010), la paura e le minacce (Meteo 2004), l´identità nazionale e la condizione femminile (Le sfoglie di Garibaldi 2011) e inoltre il problematico gender (Roll n’Roll 2009); installazioni o performance che spesso divengono  sequenze fotografiche o video.  Anche la serie “ Fuoridentro”, per il tramite del motivo ricorrente dello specchio, include lo spettatore come parte in causa del gioco provocatorio e irritante di questa produzione ad interrogazione della soglia come apertura-chiusura bifronte e contemporanea dello sguardo.   Tutto il mio lavoro è comunque  realizzato attraverso una duttilità dinamica, conduce ad una speculazione sulla percezione della realtà e la sua possibile traduzione mediale, abdicando allo spettatore la difficoltà di distinguere fra illusione e realtà. Questa opposizione spaziale caratterizza non solo una condizione fisica ma anche psichica dell’anima, rilevante in tutte le dimensioni dell’esistenza. L’aspetto performativo-relazionale che sto  sperimentando in T(r)ATTO,è il  proseguimento  ideale della performance ” Looking for the body of the Artist”,da me  realizzata,alla Galleria Martina Detterer di Francoforte: l’Artista nudo, dentro una stanza al buio, diveniva, per il visitatore/esploratore, invisibile ma toccabile.

Elisa Giuliano

Con il suo progetto “Families of choice”,  Elisa Giuliano fornisce una definizione inglese che spiega il sempre crescente aumento delle convivenze in tutto il mondo. Ma cosa significa il termine famiglia oggi? L’Italia è un Paese ricco di discriminazioni. L’idea di diverso è ancora oggi viva e radicata nel pensiero comune del cittadino medio.

La concezione della tradizionale famiglia cattolica sta scomparendo, ma il nostro Paese non sembra ancora pronto ad accettare che due individui diversi possano considerarsi, ed essere considerati, una famiglia. Pensiero ancora più critico se rivolto nei confronti di due individui dello stesso sesso.

A causa di questi pregiudizi, ancora oggi in molti lottano per aver riconosciuti i propri diritti. Families of Choice si propone di mostrare realtà esistenti, famiglie che ogni giorno vivono esattamente come tali, ma che per lo stato italiano tali non sono. Si rivolge a tutti coloro la cui unione, ad oggi, non è riconosciuta legalmente nel nostro Paese.

Sheila Fratini

Sin da piccola mi era chiaro come i colori e le immagini avessero avuto un reale impatto sulla mia immaginazione. La prova vivente sono sicuramente i centinaia di disegni collezionati dalla mia famiglia sin dal mio primo tentativo.

Nascere in Italia mi ha dato un immenso senso di frustrazione espressiva. Cosí come un vulcano, arricchendo la mia sensitività visiva, un’enorme quantità di bellezza senza tempo ha sommerso la mia immaginazione. Tutti i sensi attaccati, troppo da digerire, troppo da processare. Un diverso tipo di sindrome Stendhal, uno che mi ha ispirato a disegnare, dipingere; ad urlare visivamente senza svenire.

Ho continuato attraverso gli anni un eccitante percorso di riscoperta individuale e sperimentazione visiva costituita da disegni, dipinti, video, collage e immagini. Il viaggio prosegue…

Pierfabrizio Paradiso

Artista e performer, vive e lavora a tra Milano e Berlino. E’ stato performer per artisti come Lothar Hempel (Giò Marconi, Milano), Ei Arakawa (Artissima 17, Sez. “The Dancers”) e al momento per la compagnia Signa (Copenhagen/Volksbühne, Berlin). Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha ottenuto un MA in Visual Arts and Curatorial Studies presso la Naba di Milano, dove è stato anche Tutor per i progetti del Dipartimento di Arti Visive.

Centrale nel suo lavoro è riattivare il Quotidiano come qualcosa di imprevisto, ripensare il vuoto o l’intestizio come spazio di possibilità per una costruzione collettiva di un immaginario nuovo, dove artista e spettatore non sono chiamati a interpretare nessun ruolo definito ma si coinvolgono in uno scambio orizzontale  e reciproco l’uno con l’altro.