Tecnicha: performance

EVA MAYA

Eva Maya è una cartografa dell’animo umano: la sua ricerca parte dall’incontro con l’altro. Attraverso l’osservazione partecipante, tecnica antropologica grazie alla quale l’artista entra in profondo contatto con diverse categorie umane, ha la possibilità di indagare parti identitarie archetipiche quali il femminile, il maschile, il desiderio erotico, il potere, il successo. In questo modo l’identità diventa un caleidoscopio di significati esplorabili: “I would suggest the possibility to be more”

Silvia Gribaudi

Roger Salas dice di lei nel quotidiano El Paìs ”Silvia Gribaudi es una artista singular que cultiva el feísmo y un humor ácido; su llamativo físico ya va a contracorriente” [Silvia Gribaudi è un’artista unica che coltiva un umorismo acido e il gusto per ciò che è considerato brutto; il suo fisico appariscente va controcorrente]

 

“Per ciò che riguarda ‘A CORPO LIBERO’, che cosa si può scrivere che possa rendere giustizia? E’ un manifesto di emancipazione. E’ un lavoro curato minuziosamente. E’ edificante, affascinante, contaminante e stimolante. E celebra l’umanità in maniera sfacciata. Ad essere onesti, in tutto il festival non ho visto nessun altro essere umano così bello sul palco” Recensione di Duncan Keegan

EGON BOTTEGHI

Egon Botteghi realizza performances teatrali nate dal corpo di una persona trans, corpo di sangue e muscoli, grasso ed ossa, esperienza, pensiero, voci,  elaborazione culturale e spirito critico, svolte attraverso un collage di scrittura, lettura, affabulazione, video interviste, canto e musica, per raccontare la propria storia e la storia di altre persone trans al di sopra della psichiatrizzazione e della patologizzazione come unica forma di esistenza.

“Io sono un uomo transessuale. E non sono un trans perché voglio rinnegare la donna che è in me, perché mi vergogno di lei, anzi scoprendomi trans ho capito che riuscirò a far splendere di puro orgoglio la mia parte femminile, che non è niente di tutto quello che si professa in giro sull’eterno femminino e sopratutto riuscirò a far splendere la persona che veramente sono. Ego-n. Evviva la chimera Egon, perché sua è questa vita”.

(Da “Mi chiamo Egon. Diario di un uomo transessuale”- performance teatrale)

MOTUS

MOTUS è la compagnia fondata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò nel 1992. Il gruppo, esploso negli anni Novanta con spettacoli di grande impatto emotivo e fisico, ha saputo prevedere e raccontare alcune tra le più aspre contraddizioni del presente.
Dalla sua fondazione Motus affianca la creazione artistica – spettacoli teatrali, performance e installazioni – con un’intensa attività culturale, conducendo seminari, incontri, dibattiti e partecipando a festival interdisciplinari nazionali e internazionali.
Liberi pensatori, portano i loro spettacoli nel mondo: da Under the Radar (NYC), al Festival TransAmériques (Montréal), Santiago a Mil (Cile), Fiba Festival (Buenos Aires), Adelaide Festival (Australia), Taipei Arts Festival (Taiwan) e in tutta Europa.

I Figli di Marla

I FIGLI DI MARLA è una filosofia, un modo di stare in scena, un modo di vivere e sentire, una disciplina per corpo ed emozioni, un controllo consapevole della nostra energia, una religione per il performer, i figli di marla sono figli del mondo.

Senith

Senith è performer queer drag, curatrice di workshop ed eventi, attivista queer. Cofondatrice di Eyes Wild Drag, Senith lavora nella sperimentazione dei Generi, dei ruoli e dell’immaginario erotico, rappresentando la prima costruzione performativa e critica delle Faux Queen in Italia, ridisegnando un immaginario queer del femminile. Ha varie volte catturato l’attenzione dei media nazionali ed esteri. Nel 2012 è stata impegnata in un tour mondiale che l’ha portata in numerose città europee fino a svariate tappe negli Stati Uniti. Direttrice artistica di GendErotica, nel 2013, in occasione del festival, ha convocato la prima Fem Conference italiana (ed europea) che ha visto la partecipazione di numerose artiste, attiviste e docenti da svariate parti del mondo. Nello stesso anno, il festival è stato ospite di Arte Fiera di Verona, nello spazio curato dall’associazione Cuntemporary. Nel 2015 nasce l’Erotic Lunch, pranzo-spettacolo dedicato all’erotismo, di cui è performore, regista e art director. Nel 2016, firma il primo spettacolo interamente in assolo, BAD ASSolo. Sempre nel 2016 esce il documentario Al di là dello specchio, di Cecilia Grasso, di cui è coprotagonista, che viene presentato in numerosi festival in Italia e all’Estero. Il film ha vinto, al Newark International Film Festival (Usa), il premio per la miglior regia. Partecipa al lavoro artistico dell’artista italo-libanese Adelita Husni-Bey, La Luna in Folle, selezionato al Premio Maxxi 2016, performando al Museo Nazionale per le Arti del XXI Secolo il 29 settembre.

La Musa e gli Artisti

LA MUSA E GLI ARTISTI è un progetto  dove  due affermati pittori contemporanei di lungo corso danno vita ad opere il cui filo conduttore è costituito dai suggerimenti di una giovane musa ispiratrice politicamente scorretta la quale ha l’ultima parola sul destino dei lavori compiuti, ovvero, se quanto realizzato dagli artisti soddisfa la musa le opere saranno di dominio pubblico altrimenti gli artisti devono  distruggerle  davanti a lei, di queste non deve rimanere memoria. E’ cosi che di dieci lavori realizzati dal gruppo negli ultimi  anni  nove sono andati completamente perduti.  L’ Identità dei tre  sarà rivelata solo a progetto concluso  perchè facendo propria la massima di Oscar Wilde LA MUSA E GLI ARTISTI ritengono che “Rivelare l’ arte e nascondere l’ artista è il fine dell’ arte”

Slavina

Slavina è un’artista multimedia: definisce pornoattivismo il suo ambito di ricerca e creazione.

È cresciuta come videomaker alla scuola DIY del mediattivismo con Candida, tv elettrodomestica; a fine anni ’90 ha partecipato come fotografa e performer a PhagOff, la prima festa queer a Roma.

Nel 2005 si è trasferita in Spagna scoprendo la scena della postpornografia. Da allora la sua produzione si è sviluppata concentrandosi sulle politiche del corpo e sulla rappresentazione delle sessualitá. Rincorrendo un equilibrio impossibile tra arte e attivismo, nei suoi progetti (video, teatro cabaret e laboratori) pretende valorizzare il potenziale politico di trasformazione della condivisione dell’intimitá. Grazie al suo lavoro di networking e traduzione ha facilitato la diffusione in Italia delle opere e artiste piú interessanti del femminismo contemporaneo spagnolo.

Nel 2012 ha pubblicato un libro di racconti erotici che per primo in Italia popolarizzava il concetto di dissidenza sessuale. Fa parte del collettivo di registe Le ragazze del porno e del progetto di ricerca accademica e performativa transnazionale Zarra Bonheur.

Lilly Lablonde

Come autrice, performer e regista la mia ricerca artistica si è spesso focalizzata sul tema delle identità di genere e della sessualità. I miei lavori coinvolgono diversi linguaggi artistici (video, letteratura, suono e poesia) e hanno l’ obiettivo di portare alla luce narrazioni difficilmente rappresentate nel mondo dell’arte.  Negli ultimi due anni mi sono occupata principalmente di cinema, formandomi nella scrittura e regia. Ho realizzato come autrice due cortometraggi: Immaginare T (2014)  e The Second Closet (2015) di cui ho curato anche la regia.

Sotto il nome artistico Lilly Lablonde ho creato il progetto artistico Bibliothèque Érotique che ha lo scopo di promuovere l’erotismo, attraverso la letteratura e la live performance.

Silvia Giambrone

Uso soprattutto l’arte concettuale per illustrare il mio commento sulla società con un focus sulla relazione tra il soggetto e il potere. Attraverso diversi media, compresi performance, installazione, scultura e suono, esploro le pratiche del corpo e le contemporanee politiche di genere, rendendo gli spettatori consapevoli dei modi  nascosti e silenziosi tramite cui il potere entra nella vita di tutti i giorni e colpisce le relazioni. Sono interessata alla cultura materiale e visiva e scavo nella vita e nelle pratiche quotidiane per svelare, come se fosse quasi un’operazione archeologica, i segni delle prove sia fisiche che invisibili del processo di ‘soggettivazione’.